I 5 flop che uccisero la New Hollywood

È stata chiamata la “New Hollywood”. A cavallo tra i ’60 e i ’70, fino agli ’80, una brigata di cineasti provenienti in grandisisma parte dalle scuole di cinema e intrisi di cinematografia europea rivoltarono come un calzino la stanca produzione di Hollywood che non sapeva più come agganciare le nuove generazioni, in crisi come tutta la società.

Volevano il controllo totale delle pellicole che giravano e siccome avevano un successo a volte clamoroso (praticamente la “partenza” fu con Easy Rider, Gangster Story, Il laureato, Il braccio violento della legge), le Major furono, obtorto collo, costrette ad assecondare le le loro pretese/richieste. Così, in poche stagioni, furono superati tabù decennali, rotti e ribaltati clichées di linguaggio, forzati i confini dei generi, ricercato un rapporto più verosimile con la realtà di tutti i giorni, immessi volti nuovi destinati a gloriosa carriera (Hoffman, Pacino, De Niro, Hackman, Streep, Keitel, Redford, Jane Fonda, Nicholson, ecc. ecc.), proprio nel clima di una revisione critica e radical che stava terremotando tutto l’American way or life.

Non durò tantissimo, perché poco dopo non tardarono a rivelarsi le magagne: la libertà creativa degenerava in qualche caso nel delirio incontrollato, gli incapricciamenti e le pose d’artista schiacciavano (a volte) il mestiere e il senso del lavoro, l’anarchia sul set non sempre dava i frutti artistici e soprattutto economici promessi. Fu comunque un periodo per il cinema indimenticabile e fondamentale, ma inevitabilmente destinato al rientro nei ranghi (stava arrivando il tempo di Star Wars, di Spielberg, di Rocky, Top Gun, Schwarzy e del cinema degli effetti speciali) e tremendi flop al botteghino minarono e incrinarono le carriere anche a volte dei più talentuosi.

Eppure spesso, alcuni di quei fallimenti in realtà erano film straordinari, in qualche caso dei capolavori oggi riconosciuti come tali. Ecco cinque titoli incredibili che allora non ebbero successo (chi bagno di sangue colossale, chi semplicemente incassi inferiori al budget), ma significativi di quell’epoca e assolutamente da non dimenticare.

1. FUGA DA HOLLYWOOD (The Last Movie, 1971)

La storia – si fa per dire – sarebbe quella del set di un film girato in Perù, da cui il cowboy Kansas si allontana dopo la morte di uno stuntman per vivere lì. Ubriaco dal successo di Easy Rider, Dennis Hopper raduna un cast improbabile di strafattoni e anarcoide per improvvisare un film sulle improvvisazioni in un set. Delirante, a suo modo unico, distribuito sporadicamente e alla chetichella.

2. PAT GARRETT E BILLY THE KID (Pat Garrett and Billy the Kid, 1973)

Una ambiziosissima revisione della storia del fuorilegge Billy the Kid e del suo giustiziere ed ex amico Pat Garrett diretta da Sam Peckinpah. Ora è un cult assoluto, allora un’esplosione di litigi, polemiche, tagli di montaggio. La critica in patria lo massacrò, al box office fu deludentissimo. Fu solo dopo la versione integrale del 2001 che si cominciò a considerarlo il film geniale e stupendo qual è.

3. IL SALARIO DELLA PAURA (Sorcerer, 1977)

Quasi una riscrittura totale del capolavoro di Clouzot, Vite vendute, dove dei disperati attraversano la giungla per un’operazione quasi suicida. Un film in cui William Friedkin (che veniva dai successi mondiali di Il braccio violento della legge e L’esorcista) mise tutto se stesso e la sua ricerca persino ossessiva di realismo. Costato 22 milioni di dollari ne incassò allora meno di 6. Un assurdità perché il film è magnifico!!!

4. I CANCELLI DEL CIELO (Heaven’s Gate, 1980)

Il film che ha mandato in bancarotta la United Artists e stroncato la carriera di Michael Cimino, considerato alla stregua del flop che chiuse l’era della New Hollywood. In 325 minuti, l’autore de Il cacciatore racconta splendidamente e sontuosamente l’epopea degli emigranti europei, attaccati e massacrati dai mercenari ingaggiati dagli allevatori del Wyoming. Fu distribuito “ridotto” in una versione di 160 minuti. Fu la sua morte.

5. UN SOGNO LUNGO UN GIORNO (One From the Heart, 1982)

Dopo la monumentale impresa della vita di Apocalypse Now, il titano della New Hollywood Francis Ford Coppola investì 26 milioni di dollari, per girare con tecniche avveniristiche la crisi d’amore tra due persone molto comuni proprio la notte del 4 luglio. In patria incassò 600 mila dollari o poco più (!!!) e il regista fu costretto a vendere i suoi studi, proprio quelli su cui aveva costruito la propria indipendenza artistica, per pagare i debiti.