I capolavori del muto a Pordenone

Pordenone, Le Giornate del Cinema Muto anno 37, il terzo della gestione Jay Weissberg che è subentrato a 19 splendidi anni di direzione David Robinson. Dal 6 ottobre al 14, al Teatro Verdi, parte una delle edizioni più ricche di capolavori e suggestioni. Si parte con Captain Salvation (o La nave dei galeotti, 1927) di John S. Robertson, amatissimo da Hitchcock e si approda il 13 (con replica al 14) con Le joueur d’echecs (Il giocatore di scacchi, 1927) di Henri Rabaud, storia virata sul fantastico del celebre automa che stupì le corti d’Europa, all’interno dalla lotta per l’indipendenza della Polonia. Entrambe le proiezioni saranno accompagnate dalle musiche di Philip Carli (la prima) e da Henri Rabaud (la seconda), eseguite dall’Orchestra San Marco di Pordenone.

The Covered Wagon (1923) Directed by James Cruze Shown from top: J. Warren Kerrigan, Lois Wilson

In mezzo, un programma fittissimo di capolavori (sparsi tra le sezioni) più tre direttrici/approfondimento, rispettivamente dedicate al cinema tratto dalle opere di Balzac, al periodo pre sonoro di uno dei grandi cineasti mèlo di Hollywood, John M. Stahl e infine al divo e poi regista italiano Mario Bonnard. Da Balzac (proposto da varie cinematografie internazionali) da non perdere L’homme du large di Marcel L’Herbier, Paris at Midnight di E.Mason, Liebe di Paul Czinner, La cousine Bette di Max de Rieux, più l’italiano Spergiura di Ambrosio e Maggi. Di Stahl, che i fan della Hollywood dorata ricorderanno per La donna proibita, la prima versione di Lo specchio della vita, il travolgente noir Femmina folle, Le mura di Gerico, scopriremo rari splendidi mèlodrammi del pre-sonoro come la serie The Lincoln Cycle, Her Code of Honor, The Child Thou Gavest Me, In Old Kentucky. L’omaggio a Mario Bonnard (qualcuno lo ricorderà senz’altro come regista di Mi permette, babbo! e Gastone con Alberto Sordi) comprende tra l’altro la versione de I promessi sposi del 1922, un Parsifal del 1912 di Caserini da lui interpretato, La grande conquista (codiretto da Malasomma), Rapa Nui/Atlantis.

Parlavamo di capolavori? Quale altro festival può proporre in cartellone opere di Kuleshov (Le straordinarie avventure di Mr. West nel paese dei bolscevichi), Sjostrom (Il carretto fantasma e il ritrovato Judaspengar), Mizoguchi (La caduta di Osen), Niblo (The Enemy), Feyder (L’Atlantide accompagnato dalle musiche eseguite da un ensemble di artisti algerini), un raro Ozu (Un monello incontenibile, da un racconto di O. Henry), ovviamente il simbolo Buster Keaton (The Scarecrow e The Paleface, con musiche dal vivo dagli allievi delle Scuole Medie di Pordenone). Un ricordo di Francesca Bettini con Assunta Spina, Lubitsch (La czarina)? A proposito di quest’ultimo straordinario maestro, si annuncia particolarmente stuzzicante l’incontro con la figlia Nicola Lubitsch. Completano il menu (che noi abbiamo sintetizzato e di moltissimo) presentazione di libri, tavole rotonde, il Filmfair, il premio Jean Mitry, masterclass. Ma ci ripromettiamo di riprendere e allargare il discorso.