I LUOGHI DELL’ANIMA DI WALTER VELTRONI: “L’ALLENATORE NEL PALLONE: UN B-MOVIE DI SERIE A”

Il film di Sergio Martino, entrato nell’immaginario collettivo, è diventato un “cult” grazie a battute rimaste storiche e a personaggi indimenticabili. E grazie ad un grande Lino Banfi, sublime iracondo

L'allenatore nel palloneNella misteriosa geometria delle relazioni tra la mente umana e il cinema esiste una variabile che sfugge ad ogni razionale spiegazione. Ci sono dei film che, non si sa perché, entrano nell’immaginario collettivo a dispetto, ad una prima lettura, della qualità della sceneggiatura, della fotografia, della recitazione. Film che non andrebbero mai ad un festival o ad un concorso, che non sarebbero finanziati sulla base dell’ “interesse culturale”. Insomma quei film considerati di serie B che solo la geniale intelligenza di alcuni cinefili, come Marco Giusti, ha nobilitato. Infatti in ognuna di queste opere, se ben si guarda, c’è qualcosa di straordinario. Una battuta, una caratterizzazione, un’atmosfera. Sono i film “cult”. Quelli che vengono promossi da comunità di fanatici che li vedono, rivedono, mandano a memoria, venerano.

L'allenatore nel palloneQuentin Tarantino ha sempre reso omaggio ai nostri spaghetti western, adorabile ossimoro, cercando anche quelli più estremi, al limite, e oltre, del trash. Bastardi senza gloria e Django sono due omaggi ai grandi autori del genere come Castellari e Corbucci. Quindi siamo tutti autorizzati a parlare bene di quei film che ci sono restati nel cuore forse senza meritarlo. È il caso di L’allenatore nel pallone, film adorabile del mitico Sergio Martino. Chissà perché tutti ricordano le battute, i suoi personaggi. Il protagonista è uno squinternato allenatore, Oronzo Canà, interpretato da quel mago della commedia popolare che è Lino Banfi. Un attore nel quale si sente la fatica di anni di gavetta sulle tavole del palcoscenico del varietà. Come Totò. In particolare l’attore pugliese ha un talento unico nell’incavolarsi. Si arrabbia d’improvviso e con una tale varietà di espressioni che rasenta la genialtà.

L'allenatore nel palloneArrabbiarsi bene è, al cinema, un’arte assoluta. Un genio nella parte era Luis De Funès. Banfi è popolare e arguto, efferato e mai volgare, quale che sia la cosa che dice. Vogliamo parlare della mitica battuta che recita quando i sostenitori della sua squadra lo portano in trionfo dopo undecisivo successo? «Mi avete preso per un coglione… » e ciascuno può continuare recitando a memoria. La meraviglia del doppio senso, una delle arti della commedia, da sempre. E poi Aristoteles, il giocatore malinconico e Crisantemi, la squadra della Longobarda, Giginho… Una galleria di caratterizzazioni splendide accompagnata da apparizioni di veri protagonisti del calcio. Tutto è ben riuscito, in questo film capace di raccontare un mondo, quello del calcio, molto difficile da affrontare. L’allenatore nel pallone ha un genitore, che si chiama Il presidente del Borgorosso Footbal Club, incursione di Sordi nel mondo del calcio, che amava tanto, e comparsata di Sivori, mitico giocatore, che ha il ruolo che poi sarebbe stato di Aristoteles, calciatore lungo come una quaresima e affetto da perniciosa saudade.

L'allenatore nel palloneIl film è magnetico, invita alla ripetizione della visione come certe patatine fritte che non si riesce a smettere di mangiare. Su Facebook c’è un sito dedicato alla pregevole opera di Sergio Martino che conta migliaia di fan. E anche gli allenatori più seri, quando vogliono fare gli spiritosi, parlano della “B zona”, ingegnoso schema di gioco di Canà fondato sul 5-5-5. Nereo Rocco, grande allenatore degli anni Sessanta, ai giornalisti che lo assillavano con astruse domande sulla tattica una volta, per soddisfarli, rispose: «Allora, lo schema è questo, sentite bene: Cudicini (il portiere, nda) in porta, tutti gli altri fuori ». Forse anche lui, in cuor suo, amava Oronzo Canà, anche se allora non era stato neanche pensato.