I SOGNI DI CANNES

La giornata sembrava semplice, ma la verità è che non sono riuscito ad andare a vedere un film perché mi sentivo sulla soglia di un avvenimento talmente straordinario nella mia vita che sono andato a destra a sinistra per tenermi occupato. Alle 17.30, ci siamo ritrovati in cima al red carpet, in smoking, molto disordinati e quasi riuscendo a far fallire il nostro passaggio!

Dovevamo essere i primi ad essere annunciati sul red carpet di Ma Loute, ma i fotografi non sarebbero stati troppo entusiasti di noi, così ci siamo ritrovati ad aspettare con mezz’ora di ritardo in coda con Costa-Gavras ed altri, lasciando la porta di una macchina nera aprirsi per far passare la regina Blake Lively (bella sì, devo dire). Mi ero avvicinato a Jean-François Couvreur – il grande maestro del red carpet – che gestisce tutto. Mi ha fatto l’occhiolino, ha bloccato la circolazione sul red carpet e abbiamo avuto il nostro momento sulla grande autostrada rossa, vuota, solo per noi, con l’annuncio del film – Close encounters with Vilmos Zsigmond – e dei nostri nomi all’altoparlante (grazie Patrick Fabre). Centinaia di fotografi che ti guardano con l’occhio della fotocamera, flash, una volta a destra, una volta a sinistra, poi venti metri di nuovo a destra, poi a sinistra. Veloce, veloce, fai le scale e vai a salutare con cordialità e rispetto Thierry Frémaux e Pierre Lescure.

Frémaux mi ha detto «Benvenuto» e questa parole, non vi dico, sono una cosa favolosa da vivere. Cannes è una family, e sono stato accolto dal capo famiglia. Sogno o vivo? Poi il cocktail e la proiezione. Il signore all’entrata dice a Gerald Duchaussoy – big boss di Cannes Classics dopo Thierry: 235 persone nel pubblico. Guardo Gérald: «Ti va bene?». «Fantastico», risponde, di solito ce ne sono 100. Poi mi presenta – io, Pierre Filmon – mi fa una domanda, rispondo sinceramente e anche divertito, mentre individuo nel fondo a sinistra Gilles Jacob. Poi il film parte. Close encounters with Vilmos Zsigmond. Ho pianto. Ho sentito la gente respirare col film, ridere, commuoversi. Poi i titoli di coda, la fine, le luci. Standing ovation. Ho pianto ancora. Questa mattina mi sono svegliato e mia moglie mi ha chiesto: «Dormito bene?». Ho risposto: «Sì, e ho anche sognato. Ero a Cannes con un film in selezione. E alla fine mi facevano perfino una standing ovation… ».