I Topi 2, Antonio Albanese: “Sfatiamo il fascino dei criminali”

La seconda stagione della sit-com va in streaming in esclusiva dal 3 aprile su RaiPlay. Ecco l'inizio dell'intervista che troverete sul prossimo numero di Ciak

Antonio Albanese, topi 2
Topi 2, serie in sei puntate scritta, diretta e interpretata da Antonio Albanese

di Oscar Cosulich

“Io non sono affascinato dai criminali, perché sento invece la fascinazione del buon senso”, racconta Antonio Albanese, raggiunto al telefono a Milano, dove vive come tutti l’obbligo di restare in casa per debellare il propagarsi del coronavirus.

Topi è il mio modo di sfatare il fascino di questo tipo d’illegalità, l’opportunità di mostrare l’ignoranza totale di queste persone. Ho narrato lo stile di vita dei latitanti di mafia, usando l’ironia e il paradosso con l’intento di far emergere il ridicolo e l’assurdità di quella condizione. Nel protagonista e nella sua ignoranza c’è tutto quello che volevo irridere”.

La seconda stagione della sit-com Topi, scritta, diretta e interpretata da Antonio Albanese, va in streaming in esclusiva dal 3 aprile su RaiPlay, per poi essere messa in onda su Rai3 dal 18 Aprile. Prodotta da RaiFiction e Wildside, la serie si articola su sei puntate da trenta minuti l’una dove continuiamo a seguire le disavventure del boss Sebastiano (Albanese), ufficialmente morto, ma in realtà costretto da anni a vivere sottoterra in cunicoli che gli permettono ogni tanto di raggiungere moglie e figli in superficie, così come sbrigare le proprie attività criminali in summit sotterranei con i capibastone della famiglia mafiosa.

Affiancato da Nicola Rignanese, Lorenza Indovina, Tony Sperandeo, Michela De Rossi, Andrea Colombo e Clelia Piscitello, Albanese questa volta dovrà cimentarsi con nuove sfide, come eliminare la minaccia dell’improvvido corteggiatore di sua moglie (erroneamente ritenuta vedova), il coming-out del suo fraterno amico e le nozze riparatrici della figlia con il rampollo di una famiglia di intellettuali benestanti.

“Stiamo vivendo un momento epocale, dove l’unica regola è non uscire. Siamo nelle mani di quelli che non chiamo eroi, perché penso siano invece delle divinità: i medici, gli infermieri, i ricercatori – ci ha detto Albanese parlando di quello che stiamo vivendo in questi giorni – è assurdo che queste divinità, questi ricercatori cui affidiamo ora le nostre speranze, debbano vivere con soli 1.300 euro al mese. Una vera follia, cui si deve porre rimedio”.

Troverete l’intervista di Oscar Cosulich completa sul prossimo numero di CIAK