IL DISCO: STARK SYSTEM

EnnioMorriconePer capire in quale direzione sta andando un compositore, l’indicazione principale da seguire è sempre la stessa: osservare il suo percorso e capire dove, artisticamente, è stato. Quando alla fine degli anni Settanta viene convocato da Armenia Balducci per musicare Stark System, Ennio Morricone è reduce dalla sua prima nomination all’Oscar per I giorni del cielo di Terrence Malick, oltre che dalle partiture dei film di due autori come Bernardo Bertolucci e Gillo Pontecorvo, ovvero La luna e Ogro. In quel preciso momento della sua carriera, Morricone è un uomo di quasi cinquantadue anni, un compositore affermato e conosciuto in tutto il mondo che però non seleziona le pellicole su cui lavorare, né cerca di preferire opere americane che gli possano portare più visibilità o notorietà. Anzi, nel giro di due anni, tra il 1978 e il 1979, il compositore romano riesce a portare nella sua filmografia i titoli e i generi davvero più disparati, da Il vizietto di Édouard Molinaro a Holocaust 2000 di Alberto De Martino, da I… come Icaro di Henri Verneuil fino a Viaggio con Anita di Mario Monicelli con la strana coppia Goldie Hawn & Giancarlo Giannini. Ed è proprio su questo scenario, decisamente eterogeneo e imprevedibile in cui pellicole di serie B si alternano a film d’essai, che va a inserirsi il lavoro realizzato per Stark System, film voluto prima che dalla Balducci, dal suo compagno nonché sceneggiatore e interprete della pellicola: Gian Maria Volontè.

IL RISULTATO
Stark SystemPer capire la partitura di Stark System ed estrapolarla dal contesto temporale, occorre però partire dalla trama del film che narra la vicenda di Divo Stark (Volonté), un ex carabiniere passato al cinema in qualità d’interprete di film d’azione di stampo giustizialista in cui l’eroe solitario riesce ad arrivare dove lo Stato, ormai impotente, non riesce. Alla vigilia del nuovo film, Lotta feroce, Stark viene però assalito da ansie e angosce, convinto che invece quello sarà il flop che ne segnerà irrevocabilmente la carriera. Se l’obbiettivo dichiarato per la colonna sonora di è fare qualcosa di nuovo, inedito, e molto forte, le tracce e gli indizi seminati da Morricone lungo tutta la partitura sembrano però portare dalle parti dei lavori fatti per Petri, in particolare per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto: difficile infatti non accostare l’andamento sinistro di Fantasmi grotteschi, uno dei due temi principali, proprio alla marcia che accompagnava il dirigente di polizia nei suoi abusi di potere. Ma non c’è solo questo, ci mancherebbe: come sempre Morricone nei suoi lavori delinea e sottende un’atmosfera talmente precisa da risultare quasi un compendio della sceneggiatura originale. Ascoltare le diciassette tracce di Stark System – che trovate in versione rimasterizzata nel disco della Beat Records appena uscito – significa fare un viaggio nel tempo e nello spazio, ritornare indietro alla fine degli anni Settanta per seguire da vicino le vicende di Stark che, non casualmente, rimandano a tutto il filone poliziesco americano e italiano che allora andava per la maggiore, da Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (1971), di Don Siegel, con Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan, a Il giustiziere della notte (1975), di Michael Winner, con Charles Bronson, dalla trilogia del Commissario Betti di Maurizio Merli (in Roma violenta, Napoli violenta e Italia a mano armata, tra il 1975 e il 1976) a La polizia è al servizio del cittadino? (1973) di Romolo Guerrieri con Enrico Maria Salerno.

Stark SystemIl film della Balducci però rimandava solamente a quei lavori, ma con un intento diametralmente opposto: rilevarne e denunciarne i limiti, fare polemica contro un genere, il poliziottesco, che a Volonté, da sempre, impegnato sul fronte politico della denuncia civile, proprio non piaceva. Ed ecco allora subentrare il tocco di genio di Morricone che, con grande ironia, riesce a evocare e commentare le paranoie di Divo Stark rimanendo sempre al confine tra i generi, stando ben attento a non trasformare la partitura in qualcosa che non può essere: l’apertura, Stark System, è un incipit sinistro e sornione, due minuti e trentacinque secondi che avanzano senza fretta tra archi e percussioni tracciando di fatto le coordinate di quello che troveremo subito dopo. Il secondo brano continua con lo stesso umore: Fantasmi grotteschi (Tango grottesco) è una marcetta semiseria che sembra ironizzare sulle velleità artistiche di un uomo che ha perso il senso del ridicolo, mentre Umor giallo è forse il brano più di genere dell’intero lavoro, una composizione che potrebbe essere figlia di uno dei poliziotteschi sopra citati (musicati da compositori come Luis Bacalov, Franco Micalizzi e Guido & Maurizio De Angelis) proprio come Stark System (Rock), rimando palese alle cavalcate funk del genere che, solitamente, servivano per gli inseguimenti.

PERCHÉ ASCOLTARLO Perché sono quarantotto minuti di musica indispensabili per capire il percorso artistico di Ennio Morricone.

Andrea Morandi