IL VENDITORE DI MEDICINE

[highlight color=orange ]IL CASO[/highlight] In sala dal 29 aprile

Italia/Svizzera, 2013
Regia Antonio Morabito Interpreti Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Evita Ciri, Marco Travaglio Sceneggiatura Antonio Morabito, Michele Pellegrini, Amedeo Pagani Produzione Amedeo Pagani, Elena Pedrazzoli Distribuzione Istituto Luce Cinecittà
Durata 1h e 45′  www.ilvenditoredimedicine.it

[column size=one_half position=first ]Il regista toscano Antonio Morabito torna al lungometraggio con Il venditore di medicine, presentato fuori concorso all’ultimo Festival internazionale del film di Roma. Basato su un soggetto dello stesso regista, il film affronta un tema che – anche alla luce dei recenti fatti di cronaca – non piacerà a Big Pharma: si parla, infatti, di comparaggio, pratica illecita con cui le case farmaceutiche ottengono da parte di medici conniventi la prescrizione dei propri prodotti in cambio di contropartite, in denaro o sotto altra forma.
La vicenda si svolge ai giorni nostri a Roma.
Il quarantenne Bruno (un bravo Claudio Santamaria) è un informatore scientifico della Zafer, industria farmaceutica in crisi. L’intera squadra di venditori, minacciati di licenziamento, è messa sotto pressione dal capo area (una gelida e spietata Isabella Ferrari), [/column][column size=one_half position=last ]che impone a tutti la «Regola dell’11: un regalo deve fruttare all’azienda 11 volte quello che è costato ». Bruno si getta a capofitto nel lavoro, ma i risultati ottenuti non bastano. Così, in un crescendo di tensione e mentre anche la sua vita privata sta andando a pezzi (la moglie vuole un figlio, lui no ed escogiterà un piano orribile per evitarlo), per salvare il posto non gli resta che giocarsi il tutto per tutto in una missione impossibile: convincere un apparentemente integerrimo primario di oncologia (un inedito Marco Travaglio) ad adottare un chemioterapico ormai obsoleto.
Perché in questo film cupo, teso e senza speranza – atto d’accusa contro l’estremizzazione della logica capitalistica – l’ultima cosa di cui tutti si preoccupano è il paziente.
— Sergio Lorizio[/column]

[divider]TRE DOMANDE A CLAUDIO SANTAMARIA[/divider]

1) Il film affronta un tema tanto inquietante quanto complesso. Come si è avvicinato a questo mondo?
Ho trovato molto utile un saggio di Francesco Maggi e Adelisa Maio, La casta dei farmaci, inchiesta ben documentata sulle multinazionali farmaceutiche. Ho anche incontrato alcuni informatori scientifici, che mi hanno raccontato i segreti del loro lavoro.

2) In che modo ha costruito il suo personaggio?
Utilizzando un modo atipico di stare sul set. Ho deciso di vivere l’isolamento di Bruno: non parlavo, ero molto concentrato, nei giorni di pausa se mi offrivano di uscire a pranzo, rispondevo: «Non sono qui per socializzare ». E avevo sempre con me la sua borsa piena di farmaci. Un peso utile e simbolico.

3) Com’è stato lavorare con un regista esordiente, almeno nella fiction?
Molto stimolante. Abbiamo discusso sulla sceneggiatura e ha condiviso con me diverse scelte, compresa quella di girare una scena finale che prevedeva un parziale riscatto del protagonista, decidendo poi di non montarla. Concordo pienamente con lui: se non rimane il dolore, non rimane neppure il pensiero.