IL VIAGGIO DI “PHILOMENA”

La maternità può addirittura essere negata, cancellata come se fosse un errore qualsiasi quando è motivo di disonore. La storia di Philomena Lee aveva già ispirato il libro di Martin Sixsmith, poi il film di Stephen Frears (2013), passato in concorso alla Mostra di Venezia 2013 e candidato a quattro Oscar, e questa sera in onda su Canale 5. La storia struggente e l’intensa interpretazione di Judi Dench dovrebbero bastare per convincere chi avesse già visto Philomena a rivederlo. Chi però l’avesse perso potrebbe piacevolmente sprofondare nel dramma di una madre disperata tra le verdi brughiere d’Irlanda e la speranza in una Chiesa che l’ha tradita, anche perché oltre al valore cinematografico, Philomena può anche essere letto come un affascinante viaggio geografico, che parte da Killyleagh nel Nord Irlanda e arriva fino a Washington D.C.

«L’Irlanda?», ha spiegato Frears, «L’ho detto spesso che amo quel Paese, è vero. In questo caso però si tratta di un aspetto negativo della storia irlandese». Ma dov’è stato girato esattamente Philomena? Si parte dai verdi paesaggi del Nord Irlanda, in particolare dal convento di Roscrea dove la giovane madre ha trascorso la sua infanzia e che alla fine si rivela l’indirizzo giusto per risolvere la ricerca del figlio perduto, per sempre. Con l’aiuto di Martin (Steve Coogan), un giornalista da poco licenziato, Philomena arriva a Washington seguendo i consigli o i depistaggi frapposti dall’istituzione religiosa. Ma è proprio il punto di partenza la soluzione del dilemma: il cimitero del convento di Roscrea dove Philomena aveva vissuto. «Human interest story», così Martin aveva definito con il disincanto del giornalista il dramma di Philomena in cui alla fine ritrova l’amore per l’umanità.