INTERVISTA A CARLOS HUANTE, IL CREATORE DEGLI ALIENI DI “ARRIVAL”

Ha creato gli alieni di Arrival, assieme al regista Denis Villeneuve, però ha un debole per i mostri. Un po’ come altri suoi famosi colleghi, da Jerad Marantz (The Amazing Spider-Man) a Patrick Tatopoulos (Godzilla). Classe 1965, Carlos Huante, fa il suo esordio alla Filmation, celebre studio di animazione americano da dove sono uscite serie televisive quali He-Man e i dominatori dell’universo e The Original Ghostbusters. Ma è il cinema la vera attrazione, fin da quando, ragazzino, ammirava i classici in stop-motion creati da Ray Harryhausen.

Dopo la gavetta e lavori da freelance passa alla ILM di George Lucas collaborando a La Mummia (1999), Men in Black II (2002), La guerra dei mondi (2005) ed Eragon (2006) in veste di concept artist. Nel suo carnet, i nomi di grandi registi di Hollywood: Ron Howard, Tim Burton, Guillermo del Toro e Ridley Scott che lo ha voluto accanto a sé in Prometheus. Se anche non conosceste il suo nome, probabilmente avrete sbirciato in Rete alcuni suoi artwork di un Jurassic Park mai realizzato, e privo di script, in cui appaiono ibridi di dinosauro. Illustrazioni realizzate oltre dieci anni fa e postate senza il suo consenso che hanno scatenato la fantasia e le illazioni del fandom. Dell’industria di Hollywood, Carlos Huante ha un’idea contrastante. Sognare a occhi aperti, e far sognare il pubblico, è entusiasmante, ma guai a finanziare la mediocrità. Soprattutto in chi fa il suo mestiere. Requisito minimo: arrivare sempre preparati.

Lei e il regista Denis Villeneuve avete creato gli eptapodi di Arrival. Ci racconta qualche segreto della realizzazione?

Abbiamo cominciato il processo di visualizzazione e ci siamo fermati tre volte nel giro di due anni. Ogni volta siamo ripartiti daccapo. Il design finale degli alieni è arrivato sedendo in un ufficio di Los Angeles con Denis. Ho tirato fuori il mio iPad e chiuso l’intera faccenda lì, all’impronta, disegnando in quella stanza. Una cosa che posso dire e che il pubblico non sa è che l’alieno è stato concepito per rivelarsi sullo schermo in tre passaggi. Nel primo la punta del dito-tentacolo ha altre sette dita, nel secondo mostriamo i tentacoli che appaiono come sette braccia aperte, quindi la fase finale in cui riveliamo la parte superiore del tronco: volevo che quest’ultima fosse percepita come il corpo di un uomo o di una balena. La creatura doveva spostarsi come un cefalopode ma con una mano snodata, tipo i ragni, per i tentacoli.

In Arrival una delle scene più suggestive è quella con Amy Adams a confronto con l’eptapode in mezzo alla nebbia. Un suo giudizio sul film?

Lo amo moltissimo. Ovviamente sono sempre critico nei confronti delle creature di ogni film a cui partecipo. La nebbia è sempre stata parte della storia fin dall’inizio e mi piaceva l’idea degli alieni che vivessero in quel tipo di ambiente e creassero un’atmosfera anche per gli umani. Un bel lavoro, davvero.

Come molti designer del cinema, anche lei ha iniziato con gli effetti speciali?

No, ho cominciato nel 1985 come galoppino alla Filmation, lo studio di animazione: tra le altre cose hanno realizzato la serie di He-Man. Facevo un po’ di tutto, poi sono diventato layout artist. Disegno da quando ero giovane, mi è sempre piaciuto dare libero sfogo alla fantasia e in cuor mio sapevo che avrei trovato un modo per campare con questo mestiere. L’animazione era un settore che mi allettava, volevo lavorarci pur non sapendo ancora a quale titolo. Quindi mi sono messo a cercare qualche lavoro nell’ambiente, quando ancora l’animazione era in 2D, artigianale, molto prima dell’utilizzo dei computer. Ho mosso i primi passi nell’industria proprio lì. In seguito ho conosciuto illustratori e artisti che realizzavano dinosauri a grandezza naturale in animatronic per alcuni musei. Mi hanno assunto come illustratore mentre lavoravo alla serie animata dei Ghostbusters. Dunque, due impieghi allo stesso tempo. Da lì, nuove conoscenze che mi hanno condotto nell’industria cinematografica. Tenete presente che all’epoca non esisteva la definizione di creature designer o concept artist. Ci abbiamo messo un po’ a dare un nome a questa professionalità.

Appare nei credits di molte produzioni con alieni, compreso Prometheus. Come è cambiata negli anni la figura degli extraterrestri nel cinema di Hollywood?

A essere onesti non è molto cambiata. È tutto un po’ lo stesso brodo. Tutto dipende dalle sceneggiature, inoltre ci sono sempre differenti trend. Per esempio: i film con alieni negli anni Ottanta erano piuttosto violenti, si combatteva quasi corpo a corpo come nella serie Alien o in Predator. Nel decennio successivo sono arrivati i Men in Black, con la loro ironia anche se il tema di fondo era sempre quello: l’invasione aliena. Le mode sono cicliche, si gira più o meno intorno alle stesse cose.

Le tecnologie digitali sono essenziali nella visualizzazione di ogni tipo di creatura nel cinema. Non c’è il timore di perdere in autenticità e allontanarsi gradualmente dagli effetti realizzati artigianalmente?

Sì, ma le tecnologie digitali non sono davvero essenziali nella realizzazione delle creature. Sono un ottimo strumento per renderle vive sullo schermo. Io disegno davvero di tutto, a dispetto di tutto. Non faccio uso di programmi in 3D, ogni illustrazione che disegno passa attraverso la mia matita: il massimo che mi concedo è Photoshop e Painter per rifinire i miei lavori. La maggior parte di essi li disegno in uno sketch book. Per rispondere alla domanda, credo che in effetti ci sia un distacco emotivo con le tecniche digitali. Soprattutto se fatte a buon mercato. Hollywood ha prodotto grandi cose e farà sempre meglio. Il lavoro sulle “creature” dei film in particolar modo ha goduto di un’impennata, tecnologicamente parlando, e può risultare davvero di notevole attrattiva di questi tempi, ma non per chiunque. Questo perché i soldi talvolta non sono sufficienti per garantire al nostro lavoro il budget necessario per realizzare il genere di cose in grado di stupire il pubblico. È un aspetto spesso sottovalutato, ma noi artisti stiamo molto attenti alle emozioni che scaturiscono dalle persone. Quando ammiri la scultura tradizionale o la pittura talvolta si riesce ad avvertire qualcosa della persona che le ha create. Il digitale non tocca i sentimenti ma la mente.

Tanti i registi, alcuni anche geni visionari, con i quali ha lavorato, da Tim Burton a Guillermo del Toro. Come si confronta con loro quando propone le sue idee e i suoi lavori?

Lavorare con tanti registi ti mette a confronto con una varietà di professionisti. Alcuni posseggono una visione artistica grandiosa, altri no. Alcuni arrivano da esperienza diretta con la macchina produttiva, ma talvolta non hanno dimestichezza a lavorare con gli artisti. Diversi altri invece non hanno interesse tranne negli aspetti principali della realizzazione di un film, e quindi l’aspetto generale ogni tanto ne soffre. Io do tutto me stesso per dare il meglio. Anche se talvolta devo lavorare in mezzo a restrizioni o limitazioni. I registi che ha menzionato sono un divertimento assoluto per me. Aggiungo Ridley Scott, Denis Villeneuve e Andrew Muschietti, con cui ho lavorato di recente. Tutti loro rappresentano le mie esperienze lavorative migliori e più appaganti: con loro posso spingermi dove voglio, inoltre apprezzano davvero la pre-visualizzazione con gli artwork.

Non è un secreto che Prometheus abbia scontentato molti fan della serie Alien. Troppo poco spaventoso? Cosa è andato storto?

Credo che il pubblico volesse un film “alla Alien”. Ridley ha realizzato una nuova avventura che coinvolge la mitologia del film originale. Ricordo ancora i provini illustrati delle creature e il modo in cui sono state realizzate nel film. Speravo ci sarebbe stata una sorta di storia tipo “casa terrificante nello spazio”, ma ovviamente ciò è stato soltanto un mio recondito desiderio.

Cosa c’è nel suo futuro professionale?

Onestamente se mi riuscisse di non lavorare per un po’, potrei disegnare per conto mio. Come ho detto, mi piace disegnare e creare senza restrizioni. Ma devo anche pagare le bollette! Quindi credo che accetterò ancora nuovi incarichi. Grazie al cielo ci sono artisti come Ridley Scott, Denis Villeneuve e Andy Muschietti con i quali mi sono trovato maledettamente bene. Cinema e televisione a parte, sto lavorando al mio quarto libro illustrato. Il precedente è stato una sorta di mordi e fuggi che ho pubblicato da solo. Molte delle illustrazioni sono raccolte nella sezione gallery del mio sito. Sono anche autore dei testi e ho curato l’intero editing del volume. Quello attualmente in lavorazione sarà qualcosa tipo Monstruo: The Art of Carlos Huante (Design Studio Press) che ho pubblicato nel 2004. Infine ci sono racconti brevi che ho scritto e sto ultimando alcune sculture: credo che un paio le presenterò al “Monsterpalooza”, a Pasadena, il prossimo aprile.

Mario A. Rumor