Ischia Film Festival, parla Giampaolo Morelli

Il nuovo film, gli "studi" sul rimorchio, Napoli, Coliandro. L'attore partenopeo racconta il prima e il dopo di "7 Ore per farti innamorare", il suo debutto alla regia.

Giampaolo Morelli

7 Ore per farti innamorare, la commedia romantica che ha segnato il debutto alla regia di Giampaolo Morelli sarebbe dovuta uscire nelle nostre sale il 26 marzo. Il lockdown ne ha però bloccato la distribuzione, spingendo i produttori Fulvio e Federica Lucisano e Vision Distribution a renderlo disponibile direttamente on demand dal 20 aprile su SkyPrimaFila Premiere, Chili, Infinity, Timvision e Rakuten Tv, aderendo alla campagna #iorestoacasa.

Questa sera il film per la prima volta incontra finalmente il pubblico nella sala Piazza d’Armi del Castello Aragonese, nell’ambito della XVIII edizione dell’Ischia Film Festival, la manifestazione diretta da Michelangelo Messina che dallo scorso 27 giugno si sta tenendo in una versione ibrida, con concorsi e giurie online e il best of del cinema italiano in presenza, permettendo ogni giorno di incontrare i registi e/o attori dei migliori film italiani della stagione.

Morelli, è emozionato per questo debutto?
«Sono molto felice di poter finalmente assistere a una proiezione nella sala, cioè nell’ambito naturale in cui si deve vedere un film specialmente se, come in questo caso, si tratta di una commedia e le risate si assommano le une alle altre, amplificando il divertimento. Però devo confessare che l’emozione della “prima volta” in cui il tuo film è fatto vedere, quella mi è stata “rubata”. Perché, per fortuna, 7 ore mi ha già dato tante soddisfazioni: ho avuto riscontri positivi nei tanti messaggi delle persone che lo hanno amato, mi hanno detto che è andato benissimo on demand, ha ricevuto critiche positive e persino le candidature ai Nastri d’Argento e ai Globi d’Oro. Direi che come “opera prima” non mi posso lamentare!».

Il film, lo ricordiamo, è tratto dal romanzo omonimo dello stesso Morelli edito nel 2016 da Piemme Edizioni e racconta la disavventura di Giulio (Morelli), giornalista economico a un passo dalle nozze che scopre la fidanzata Giorgia (Diana Del Bufalo) sotto la doccia con Alfonso (Massimiliano Gallo), direttore del giornale per cui lui lavora. Giulio, ferito e disilluso, si licenzia e nelle sue peregrinazioni incontra Valeria (Serena Rossi), guru della bizzarra Università del Rimorchio, sperando con i suoi insegnamenti di riconquistare la fidanzata fedifraga. Il film è arricchito da un cast stellare, che comprende Vincenzo Salemme, Antonia Truppo, Fabio Balsamo (The Jackal), Andrea Di Maria, Peppe Iodice e un Raiz in versione inedita.

Ma come le è venuta in mente l’idea di scrivere un romanzo inventando l’Università del Rimorchio?
«Ero incappato in un forum di rimorchiatori seriali dove c’era uno che vendeva corsi per rimorchiare. Così ho fatto delle indagini e ho scoperto che esiste una rete sotterranea in tutto il mondo, dove c’è chi si confronta e scambia le regole per un rimorchio “scientifico”: dalla postura all’approccio da tenere, fino alle storielle da raccontare per rompere il ghiaccio. Siccome mi sono reso conto che erano regole basate sulla realtà li ho contattati e due o tre di loro hanno accettato di darmi una dimostrazione con dei microfoni nascosti, così potevo sentire i loro approcci».

Come ha adattato il libro per farlo diventare un film?
«Nel libro in pratica c’era già la scaletta dei movimenti emotivi dei personaggi, perché lo avevo scritto pensando a una possibile versione cinematografica, ma non avrei mai immaginato che poi il film lo avrei diretto io. Soprattutto non pensavo potesse mai essere la mia opera prima, perché nella commedia romantica c’è un equilibrio difficile da ottenere: dovevo fare attenzione nel mescolare il romanticismo alla commedia, evitando di cadere nella sit-com e senza mai diventare melenso. Nella sceneggiatura mi ha aiutato l’esperienza di Gianluca Ansanelli, che l’ha firmata con me».

La prima cosa che si nota nel film è una visione quasi inedita di Napoli. Ci spiega questa scelta?
«Io vedo Napoli come gli americani vedono New York. Loro possono raccontare senza problemi il mondo criminale del Bronx, così come la bellezza e il romanticismo di Manhattan e in questo modo ci hanno fatto innamorare delle loro città. La prima volta che metti piede a New York ti senti già a casa, perché l’hai vista e amata in centinaia di film. Nel nostro cinema questo si fa molto meno, sembra esserci una forma di pudore nel mostrare le nostre bellezze. Io però, pensando al mio film, credo che Napoli debba essere declinata in ogni genere cinematografico e non solo nell’aspetto di Gomorra, di cui pure sono un fan. Napoli è meravigliosa perché c’è dentro tutto: è un set ideale per qualunque genere cinematografico. In Song’e Napule, nato da una mia idea, i Manetti Bros. hanno esplorato l’ambiente dei neomelodici, mentre ora io, in 7 ore, ho scelto la commedia romantica».

Vuol dire che come regista è questo il suo genere?
«Ancora non lo so quali siano le mie “corde” registiche, ma sicuramente se farò un altro film non sarà una commedia romantica. Quello del regista è un mestiere complesso, che si impara solo facendolo. Sono convinto che uno possa capire quale sia davvero la propria voce registica solo dopo aver girato tre, o quattro film».

Come vede la riapertura dei set dopo il lockdown?
«Prima c’è in uscita, ma ancora non so se “on demand” o in sala, Maledetta primavera dove ero al fianco di Micaela Ramazzotti, poi dobbiamo capire come funzionano i protocolli, visto che finora sono ancora pochi i set aperti».

Cosa pensa che succederà?
«Ti faccio un esempio: dovevamo partire con la nuova stagione di Coliandro, ma al momento è tutto fermo e non si capisce se siamo fermi per il Covid, o per chissà quali motivi della Rai. L’indotto del cinema e delle serie è gigantesco, ci sono centinaia, migliaia di lavoratori dello spettacolo che in questo momento sono fermi a casa e stiamo parlando di molte persone che non hanno una sicurezza economica alle spalle. Considerando poi i costi aggiuntivi per ottenere dei set sanificati immagino che tutto il comparto ne uscirà ammaccato. Quando ripartiremo dovremo capire come recitare insieme e come raccontare le nostre storie in sicurezza. Servono test sierologici di massa, ma anche un atto di fiducia, perché che ne possiamo sapere di quello che ognuno fa la sera, andando via dal set? Speriamo solo che con l’estate i contagi continuino a calare e arrivi presto un vaccino».

Di Oscar Cosulich