“JACKIE”: LA RECENSIONE

Usa/Cile, 2016 Regia Pablo Larraín Interpreti Natalie Portman, Peter Sarsgaard, John Hurt, Billy Crudup, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant Distribuzione Lucky Red Durata 1h e 39’

Al cinema dal 23 febbraio 2017

Sette giorni dopo l’attentato di Dallas, Jacqueline Kennedy racconta a un giornalista quei tragici momenti, dalla violenta e straziante morte del presidente ai problemi politici delle esequie, dalla malinconia per l’abbandono della Casa Bianca che lei aveva contribuito a trasformare alle paure per un futuro incerto.

«La gente ha bisogno che la Storia gli dia la forza»: il grande Pablo Larraín (7 lungometraggi 7 perle, tra cui Tony Manero, No- I giorni dell’Arcobaleno, Il club e il recentissimo e splendido Neruda), in escursione nel plasticato cinema americano, dipinge un ritratto di un personaggio-mito del XX secolo e contemporaneamente lancia una riflessione storica sulla mutazione dei modi che ha il potere di autorappresentarsi. Con la sua attenzione agli arredamenti, agli oggetti, allo stile dei vestiti, la first lady in tailleur inaugurò non solo un nuovo modo di interpretare il suo ruolo (oggi lo definiremmo più glamour), facendo dello stile, dello spettacolo ad uso “esterno”, un elemento rappresentativo del fare politica.

«Anche tra decenni si ricorderanno della sua maestà, della sua dignità», le dicono e lei, apparentemente dimessa e composta ma in realtà capace di sfoderare gli artigli o agire di astuzia si muove sempre con questo obbiettivo. Larraín in effetti, seppure apparentemente intimidito dal giostrare in zone non sue, è abbastanza lucido da costruire un biopic con un attento lavoro sulla forma della narrazione, tra carrellate lente su una Jacqueline sempre nel perfetto centro dell’inquadratura, punto di equilibrio di ogni situazione, per poi evidenziare nel finale anche una sorta di messaggio significativo: «Vorrei che si ricordasse che a un certo punto della Storia c’è stato un fugace barlume di gloria chiamato Camelot» (dai versi di una canzone di un popolare musical di allora, amatissimo da John e Jackie). Ovvero un momento in cui le cose si sarebbero potute cambiare.

Il film dura un’ora e mezzo e a nostro avviso fa notare un po’ troppo che c’è un voluto punto di vista poetico-ideologico dell’autore (all’inizio avrebbe dovuto dirigerlo Darren Aronofsky su misura per Rachel Weisz). Detto questo rimane opera notevole, forte di una impeccabile Natalie Portman sempre in scena, scricciolo dalla magnifica consapevolezza dei propri mezzi, capace di trasmettere emozioni con quasi impercettibili alterazioni delle espressioni. Premio della sceneggiatura a Venezia per Noah Oppenheim e 3 nomination agli Oscar (per la Portman, per i costumi e per le musiche di Mica Levi).

Massimo Lastrucci