“John Wick 2”: la recensione

Usa, 2017 Regia Chad Stahelski Interpreti Keanu Reeves, Riccardo Scamarcio, Claudia Gerini, Ian McShane, Common, Ruby Rose, John Leguizamo, Laurence Fishburne, Peter Stormare Distribuzione Eagle Pictures Durata 2h e 2’

Al cinema dal 16 marzo 2017

IL FATTO – Dopo aver regolato i conti con i russi, John Wick pensa di restarsene tra le quattro lussuose mura a compiangere la moglie morta e con un nuovo cagnone a fargli compagnia. Non sarà così, l’azzimato Santino D’Addario si approssima in casa e gli porge un marcatore-contratto (una cosa che evidentemente esige il rispetto assoluto) e chiedendogli di eliminare, a Roma, la sorella Gianna. Il super-sicario rifiuta, il gangster si accomiata dicendo “hai una bellissima casa”, proprio poco prima di bruciargliela sino alle fondamenta con proiettili esplosivi. Wick vorrebbe vendicarsi subito, ma il potente Winston, che dall’hotel Continental gestisce uno strano universo criminale sparso per i continenti, gli rammenta i suoi obblighi contratti in precedenza (ah, il marcatore!) e così dovrà, controvoglia, onorare l’impegno.

L’OPINIONE – “E’ solo un uomo!” continuano a dirsi tutti in questo gangster-action che pare ambientato in un universo parallelo (ci si ammazza scrupolosamente – anche durante il giorno – senza che un poliziotto faccia mai capolino), mentre lui come una war-machine picchia, uccide, storpia, spara a bruciapelo, perfora con lame, matite (!!) e tutto quel che gli capita, incurante delle automobili che lo investono, delle pistolettate in pieno corpo, dei cazzottoni e delle coltellate.

Di uno schematismo disarmante, ma goduriosamente allestito, tra coloratissime notti al neon, feste iper-tech al Foro Romano, sparatorie al Museo (sono stati usati il palazzo dei Congressi e la Places des Arts a Montreal), il secondo capitolo di John Wick (che prepara già il terreno per il terzo) è una fumettata, creazione di Derek Kolstad, ad andamento singhiozzante, pause con dialoghi elementari e azioni concitate (quasi da film tailandese).

A suo modo Keanu Reeves è perfetto per la parte, monoespressivo nella sua aria dolente (è tutto un guardare le fotografie della felicità di un tempo e accarezzare oggetti-ricordi), mentre Riccardo Scamarcio fa il bulletto meridionale azzimato e Claudia Gerini una malinconica signora del crimine (il movente “che tutto move” sarebbe che il primo vorrebbe sostituire la sorella in un megaconsiglio ristretto di boss del crimine). La cosa divertente (e molto) è che tutti questi fuorilegge hanno al contrario un rispetto quasi religioso di regole e codici che si sono dati, cui ubbidiscono con aplomb quasi britannico. Infatti la gravissima colpa del nostro indistruttibile antieroe sarà proprio quella di infrangerle (le regole). Dirige la simpatica demenza (beh sì!), con spigliato senso del ritmo e una buon fiuto nel far risaltare scenografie e le coreografie degli scontri, Chad Stahelski, ex stuntman che ora si appresta anche a resuscitare Highlander.

Massimo Lastrucci