Jojo Rabbit, la satira antinazista con Scarlett Johansson conquista il Torino Film Festival

Soprannominato Jojo Rabbit, perché incapace di spezzare il collo a un povero coniglietto durante un’esercitazione, Jojo Betzler è un bambino tedesco di dieci anni che frequenta la gioventù nazista e sogna di diventare la guardia personale del Führer. Il piccolo fanatico considera Hitler un vero e proprio eroe al punto da trasformarlo nel suo amico immaginario mentre il padre è al fronte e la madre prova a sabotare il regime come può, un po’ sconcertata dalle convinzioni del suo adorabile babynazi.

Quando lo scoppio di una granata lo ferisce al volto costringendolo e una convalescenza casalinga, Jojo scopre che in una stanza segreta adiacente a quella della sorellina morta, la madre ha nascosto Elsa, una ragazzina ebrea che però non corrisponde alla mostruosa descrizione che la propaganda fa dei giudei. Grazie a quell’incontro il bambino sarà costretto a rivedere le sue idee sul nazionalsocialismo e a demolire valori e certezze scoprendo le orribili menzogne dell’odio razziale.

Anche il mondo dilaniato dalla guerra può essere magico e colorato se osservato dallo sguardo di un bambino, per questo Taika Waititi, regista neozelandese, figlio di madre ebreo russa e di madre maori, ha deciso di raccontare la storia di una lenta presa di coscienza in Jojo Rabbit, il film che ha inaugurato la 37esima edizione del Torino Film Festival ed è già stato premiato dal pubblico del Festival di Toronto.

Interpretata da Scarelett Johansson, Sam Rockwell, Rebel Wilson, Thomasin McKenzie e dal giovanissimo Roman Griffin Davis che ha accompagnato il film a Torino insieme al produttore Carthew Neal, questa commedia nera distribuita nelle sale dal 23 gennaio da 20th Certury Fox (ormai passata alla Disney) è tratta da romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens ambientato nella Vienna del 1938. Il regista ha scelto però di introdurre nella storia il personaggio di Hitler, infantile, capriccioso, sciocco e naïf, frutto dell’immaginazione di un bambino che lo interroga per comprendere la difficile realtà che lo circonda.

È inappropriato mettere in ridicolo regimi e dittatori trasformando questi ultimi nei grotteschi protagonisti di una farsa? Si può ridere di chi ha sterminato milioni di persone? Charlie Chaplin l’ha fatto quasi 80 anni fa con Il grande dittatore di Charlie Chaplin, e lo hanno fatto anche Mel Brooks con The Producers – Una gaia commedia neonazista e Roberto Benigni con La vita è bella. Nessun attore però era disponibile a interpretare la caricatura di Hitler e così è stato il regista stesso a indossarne divisa e baffetti.

Beffandosi di miti e riti del potere il regista legge da una nuova prospettiva, che molto piacerà al pubblico dei bambini, una tragica pagina di Storia che, secondo un sondaggio del Guardian, il 41 per cento degli adulti e il 66 per cento dei “Millennials” neppure conosce. Ma all’umorismo mescola il dramma, tra le risate nasconde le lacrime perché arriva il momento in cui l’orrore della violenza e l’assurdità della persecuzione diventano visibili anche agli occhi dei bambini più visionari e fantasiosi.