Kit Harington, il nostro incontro a tu per tu: “Ecco come sarà la mia vita dopo ‘Il trono di spade’”

Per strappargli una foto, un autografo, un saluto, lo hanno aspettato alla Cittadella del Cinema di Giffoni trascorrendo la notte avvolti nei sacchi a pelo. Molti di loro, con un biglietto prenotato da tempo, sono riusciti ad accedere alla sala Alberto Sordi per vederlo da vicino, parlare con lui. Kit Harington, il carismatico Jon Snow, il Re del Nord della serie tv Trono di spade, 108 candidature agli Emmy e 38 vittorie, è l’ospite più atteso della 47esima edizione del Festival dedicato ai ragazzi.

Noi lo abbiamo incontrato in una località a qualche chilometro da Giffoni, in un pacifico piccolo hotel immerso nella campagna. Da queste parti Harington era già venuto, quando Matteo Garrone lo ha diretto nello spot per Dolce & Gabbana girato a Napoli. «Non so perché abbiano pensato proprio a un inglese, ma mi rendo conto di avere un aspetto molto mediterraneo, come mia madre che ha la carnagione olivastra e per questo la chiamano “la figlia del postino”. I babà e il calore degli italiani mi hanno davvero conquistato».

Sulle ragioni del successo della serie, la cui settima stagione è in onda su Sky Atlantic HD in contemporanea con gli Stati Uniti (in versione originale e dal 24 luglio in versione italiana), Harington non ha molto dubbi. “Non è semplicemente un fantasy, ma lo specchio della turbolenta realtà che viviamo. Ciò che vediamo sullo schermo non predice il futuro, ma di sicuro riflette la società intorno a noi. La serie è cominciata in un momento di crisi per il mondo intero e si concluderà in un periodo di caos, e questa è la sua forza”.

«Quando ho letto e riletto il pilot, mi sembrava di non capirlo» ci racconta l’attore, che si è divertito a girare finti provini nei panni di diversi personaggi della serie. «In quel momento però non potevo certo permettermi di dire no. Guadagnavo troppo poco per vivere a Londra e Il trono di spade era la mia grande occasione. Non avrei mai immaginato però di arrivare fin qui. La mia carriera è cominciata in teatro, volevo fare l’attore, non la star, e vivere celebrità non è facile. È necessario proteggere la propria immagine veicolata dai media che impongono, ad esempio, una magrezza né sana, né bella. Per questa ragione non frequento i social network, non mi piace l’idea di condividere la mia vita privata».

Quella nei panni di Jon Snow è stata un’esperienza irripetibile. «Ora che la serie di avvia verso la sua naturale conclusione – dice l’attore che con la prossima stagione, l’ottava, concluderà questa avventura – posso dire che i miei prossimi ruoli non potranno mai competere con quello di Jon Snow, unico e inimitabile. Gli invidio la sua moralità, la capacità di non scendere a compromessi. Da me invece lui potrebbe imparare un senso dell’umorismo che di certo non possiede. È stata una cosa davvero strana crescere al fianco di questo personaggio di finzione amato da tutti, che vive in un mondo di fantasia molto più brutale e violento. C’è qualcosa di universale che spinge persone con diversi background a reagire con lo stesso entusiasmo».

Harington adora i ruoli fisici, l’epica “battaglia dei bastardi” che chiude la sesta stagione è stata una vera sfida che ha richiesto tre settimane di riprese. «Ma la scena emotivamente più impegnativa è stata quella della morte di Ygritt», confessa l’attore, e la platea sospira pensando a quel personaggio perduto, interpretato proprio dalla fidanzata di Harington, l’attrice scozzese Rose Leslie.

Dopo aver incontrato sul set la Regina Elisabetta, dopo aver contato tra i fan più illustri anche Barak Obama, il trentenne Harington si prepara a una nuova fase della sua carriera. Lo vedremo presto sul grande schermo nel nuovo film di Xavier Dolan, La mia vita con John F. Donovan, ma è anche protagonista e produttore (con la sua neonata Kudos) di una miniserie per la Bbc, Gunpowder, sulla congiura delle polveri, il tentativo cioè di un gruppo di cattolici inglesi guidati da Guy Fawkes nel 1605 di far saltare la Camera dei Lord e uccidere il re. «Nel film di Dolan – racconta l’attore – mi vedrete al fianco di attori del calibro di Jessica Chastain, Susan Sarandon, Natalie Portman, Kathy Bates. Interpreto un personaggio assai vicino a me, una star della tv che si appresta a sbarcare sul grande schermo, ma anche assai distante perché coinvolto da uno scandalo che riguarda la sua omosessualità. Come in tutti i film di questo giovane regista, nella cui testa si agitano idee ed energie incredibili, il protagonista ha un rapporto molto complesso con sua madre».

Un Amleto interpretato da Ben Whishaw lo ha spinto a diventare attore, ma sono stati Leonardo Di Caprio e Edward Norton a cambiargli la vita con Romeo + Juliet e La 25a ora. «Almeno tre volte all’anno – dice – mi chiedo se sia il caso di smettere di fare questo mestiere, che ti mette continuamente in discussione.Ogni volta che decido però di andare avanti nonostante i dubbi mi sento più forte e motivato, come se costruissi intorno a me una corazza».