L’UOMO CHE VIDE L’INFINITO

Nel 1913, Srinavasa Ramanujan, genio indiano della matematica, completamente autodidatta, lasciò il proprio paese, l’anziana madre e la giovane moglie per visitarè il Trinity College di Cambridge, dove strinse amicizia con il suo generoso e leale mentore, l’eccentrico professore GH Hardy, e lottò contro i pregiudizi, per rivelare al mondo le sue straordinarie scoperte, tra le più influenti del XX secolo.

Tratto dal libro di Robert Kanigel, ex docente di “science writing” al Massachusetts Institute of Technology di Boston, arriva sullo schermo, dopo A Beautiful Mind su John Nash, The Imitation Game su Alan Turing e La teoria del tutto su Stephen Hawkung, un altro film che celebra l’enigmatica bellezza dei numeri. Non un biopic su questo prodigioso matematico, dal cuore puro e semplice, capace di arrivare intuitivamente a complicatissime formule che riteneva suggerite dalla dea indù Managiri («un’equazione non ha alcun significato per me, se non esprime un pensiero di Dio» diceva), ma il racconto del sodalizio profondo e sincero che lo legò ad Hardy, l’uomo che si accorse di lui e della sua preziosa scintilla. I due, assai diversi per carattere, cultura ed estrazione sociale, trovarono proprio nell’amore per la scienza un terreno comune fatto di rispetto e stima, a dispetto di un ambiente accademico conservatore e razzista che giudicava Ramanujan più dal colore della sua pelle che dalle scoperte alle quali giungeva con misteriosa semplicità. Il film ci racconta dunque la lotta del giovane, che coniugava nella sua bellissima mente scienza e poesia, ragione e spiritualità, contro sottili pregiudizi e aperte ostilità, ma anche contro una malattia, la tubercolosi, che lo portò alla morte a soli 32 anni, non prima che fosse ufficialmente ammesso tra i membri della Royal Society. Eppure se qualcuno volesse saperne un po’ di più su questo fuoriclasse dei numeri (le cui formule vengono tutt’ora utilizzate per lo studio dei buchi neri), non potrebbe accontentarsi del film che racconta il percorso del protagonista più con la preoccupazione di chi cerca di non dimenticare i punti essenziali che con la passione dell’artista innamorato di un’esistenza fuori dagli schemi. Quello che Brown non riesce a fare è proprio avvicinarsi all’infinito conosciuto da Ramanujan, a quel mondo affascinante e misterioso destinato a rimanere inaccessibile per lo spettatore.