La casa di carta, Itziar Ituño-Lisbona: «La quinta stagione dovrebbe esserci»

Per stanare Lisbona siamo andati al Social World Film Festival. Perché quale tra le serie degli ultimi anni ha messo in risalto un così ampio spettro di temi sociali, se non La Casa Di Carta? L’attrice Itziar Ituño, ovvero l’ispettrice Raquel Murillo della celeberrima serie, oggi ancora più nota come Lisbona, ha aperto la 9ª edizione del festival a Vico Equense. Non è arrivata per scampare alla caccia delle autorità spagnole ma per godersi un meritato bagno di fan, a coronamento del suo impegno nella serie che ha infranto ogni record.

Abbiamo approfittato per un’intervista in esclusiva in cui abbiamo cercato di indagare un po’ più il fenomeno Casa De Papel ma anche una delle sue interpreti più discusse. Lei, da vera Basca, si è lasciata andare ma senza mai perdere il controllo e, risposta su risposta, ci ha rivelato molto su di lei, sulla serie, sul futuro e sulla società. 

Itziar, lei è originaria di Basauri nei Paesi Baschi, regione autonoma, cosa pensa del movimento per la Scissione della Catalogna?

Credo che quanto stia accadendo sia soltanto un problema di mancanza di rispetto, e di fiducia verso i cittadini, basterebbe un referendum legale per decidere se il popolo catalano ha voglia o no di scindersi. Il resto sono solo problemi e calcoli fatti da un governo accentratore che spesso anche nella storia non si è mai curato davvero di tutte le differenze culturali della bellissima Spagna. Quindi direi di lasciare che il popolo sia libero di decidere.

Sul set sentivate delle pressioni riguardanti il fatto che La casa di carta – Parte terza fosse attesissima e che fosse diventata la serie non inglese di maggior successo su Netflix? 

Sì, le sentivamo, eccome. Ma sentivamo anche che dovevamo fare ancora meglio, perché quello volevamo noi e voleva il pubblico. Quindi le pressioni si scioglievano non appena il ciak dava il via. È stato adrenalinico. E lo dico anche per oggi, che stiamo girando la 4ª parte. Anzi mercoledì sarò di nuovo sul set.

Se potesse togliere un male sociale dal mondo, come per magia, quale cancellerebbe?

Sembrerò retorica, ma la fame e lo sfruttamento dei popoli poveri, soprattutto dell’Africa che è un continente che da sempre viene straziato e derubato dai poteri economici mondiali più forti e spietati. 

Quale personaggio femminile ammira, a parte il suo, ne La casa di carta?

Son molto combattuta tra Tokyo e Nairobi, ma se devo scegliere dico Nairobi: spesso è più riflessiva dell’impulsiva Tokyo. 

Le sue tre serie tv imprescindibili, ovviamente a parte La casa di carta

Chernobyl, per non dimenticare i mali del nucleare. The Handmade’s Tale per le atmosfere. Poi Narcos. Posso aggiungerne un’altra per favore? Breaking Bad.

Nella vita reale si batte per i diritti delle donne e il suo, nella serie, è un personaggio molto forte come donna. Cosa pensa dei vari movimenti come il #MeToo e delle differenze salariali tra uomini e donne?

Non son cosi attiva quanto vorrei perché ho davvero poco tempo, ma nel mio piccolo faccio il massimo. Sul #MeToo credo che sia stato l’inizio di qualcosa di epocale e che ormai non potrà più fermarsi, almeno fin quando non finiranno ogni tipo di meschini soprusi. Credo che noi del cast percepiamo tutti gli stessi compensi, non so cosa avviene in altre realtà ma credo che anche l’uguaglianza salariale sarebbe una grande conquista.

Il suo è il personaggio che ha subito la più grande trasformazione ed evoluzione. Anche nella vita è capace di scelte così estreme? 

Assolutamente no! Nella vita non son cosi “loca”, anzi son molto riflessiva e attenta. Ringrazio il mio personaggio per farmi vivere tali rischi e piaceri. 

Una cosa che può dirci su La casa di Carta 4

Che la stiamo girando (ride) e che avrà un finale che vi farà voglia di volerne di più, anche maggiormente del finale della seconda. 

Farete anche una quinta stagione? Chiuda gli occhi e pensi al suo personaggio, ci sarebbe in una quinta?

Io credo proprio che dovrebbe esserci (ride).

Andrea Algieri