La diseducazione di Cameron Post: Chloë Grace Moretz e l’orgoglio Lgbti

Quando viene sorpresa a baciarsi con la sua migliore amica durante il ballo della scuola, la giovane Cameron Post viene spedita dalla zia evangelica in un centro cristiano, chiamato God’s Promise, in cui una terapia di conversione dovrebbe “guarirla” dalla propria omosessualità e assicurarle un futuro lontano dal peccato. Insofferente alla disciplina, Cameron nutre dubbi sempre più seri sui metodi del centro guidato dalla ferrea dottoressa Marsh e comincia a stringere amicizia con altri ragazzi scettici come lei, finendo per creare una piccola e vivace comunità capace di riaffermare con orgoglio la propria identità, che non ha bisogno di cure né di riparazioni.

È questa la storia del film La diseducazione di Cameron Post, presentato al Zurich Film Festival e selezionato anche alla prossima Festa di Roma nella sezione “Tutti ne parlano”. Tratto dal romanzo di culto di Emily M. Danforth (Rizzoli, dal 23 ottobre) e ambientato in una sonnolenta cittadina del Montana, il film interpretato da Chloë Grace Moretz (appena vista in Suspiria di Guadagnino) e vincitore del Sundance, è diretto da Desiree Akhavan, regista newyorkese di origini iraniane, una delle voci più originali della scena indipendente internazionale.

Guardando a registi come John Hughes, Lynne Ramsay e Todd Haynes, la cineasta costruisce un romanzo di formazione sovversivo e irriverente mescolando umorismo e dramma per denunciare l’ipocrisia religiosa e i gravi abusi psicologici subiti dai teenager la cui sessualità è causa di imbarazzo e scandalo nel mondo di adulti benpensanti se non bigotti, convinti di andare ogni domenica in chiesa per dimenticare gli errori di gioventù. Un film pensato per tutti gli adolescenti, ma soprattutto per i loro genitori, molti dei quali ancora così spaventati dall’omosessualità da considerare questi centri, che ancora esistono, la soluzione migliore per i propri ragazzi.