LA GUERRA DEI CARTONI

C’erano una volta, in un tempo non troppo lontano, due giganti dell’animazione, due enormi colossi colorati che a ogni stagione rinnovavano la loro battaglia artistica a colpi di idee, titoli e nuovi personaggi. Eravamo in bilico tra la fine degli anni Novanta e i primi Anni Zero quando Pixar e DreamWorks si dividevano comodamente, e più o meno equamente, il mercato del cinema d’animazione con opere come Shrek (485 milioni di dollari al botteghino) e Toy Story 2 (497 milioni), Madagascar (532 milioni) e Cars (462 milioni). Era praticamente un duopolio, che aprofittava anche dei molti e continui passi falsi della Disney di quel periodo, vedi lo sciagurato Le follie dell’imperatore che nel 2000 incassò poco meno di 160 milioni di dollari.

LO SCENARIO Sono bastati pochi anni perché questo scenario apparentemente stabile mutasse completamente: poco dopo, nel 2002, sarebbero infatti approdati sul mercato i Blue Sky Studios con la rivelazione L’era glaciale (383 milioni) e, anno dopo anno, l’intera torta dei cartoon sarebbe andata frammentandosi sempre più, con nuovi Studi pronti alla corsa all’oro, fiutando che il pubblico del futuro sarebbe stato proprio quello under 12. Così, prima ci fu il ritorno al successo della Disney grazie ai trionfi di Rapunzel (590 milioni) e poi del fenomeno Frozen (1 miliardo e 200 milioni), quindi l’arrivo della Illumination Entertainment con Cattivissimo Me e Minions (due miliardi di dollari con tre film) nonché la sorpresa assoluta rappresentata dalla Warner Animation Group con l’exploit di The Lego Movie, 490 milioni di dollari di incasso da una spesa di soli 60, tanto che ora sono già in cantiere The Lego Movie 2 e The Batman Lego. E non dimentichiamo realtà più piccole, ma solide, come l’inglese Aardman e il suo Shaun, vita da pecora, arrivato perfino alla nomination all’Oscar, oppure l’americana LAIKA e preziosi cult come Coraline e la porta magica, I Boxtrolls nonché il recente Kubo e la spada magica.

IL PUBBLICO Finita qui? No, perché a questo elenco di titoli vanno aggiunti nuovi protagonisti dell’animazione come Nickelodeon Movies – che con SpongeBob Fuori dall’acqua si è portato a casa addirittura 350 milioni di dollari al box office – oppure i belgi della NWave Pictures, senza dimenticare che l’anno prossimo la Legendary inizierà a lavorare su un film Pokémon con conseguenze inimmaginabili. Cosa abbiamo davanti oggi? Un enorme mosaico di grandi Studios e realtà piccole, tutti alla conquista di un mercato che ha dimostrato non interessare solo i più piccoli, ma di portare al cinema perfino gli adulti, come ha dimostrato il trionfo dei Minions, arrivato a quota un miliardo e 159 milioni di dollari e diventando un four-quadrant movie, per dirla alla maniera di Hollywood, che ha colpito un pubblico trasversale, anche adulti senza bambini. E mentre Pets – Vita da animali vola a 870 milioni di dollari e in Italia supera i 12 milioni di euro, Alla ricerca di Dory ha già superato il miliardo di dollari e in Italia sta a 15 e il quinto capitolo de L’era glaciale è arrivato ancora, nonostante la stanchezza della formula, a 400 milioni.

IL FUTURO Nei prossimi mesi avremo una sintesi molto efficace di questo nuovo e complesso scenario animato, con i grandi protagonisti di ieri DreamWorks e Pixar a sfidarsi, la Disney pronta a calare l’asso con Oceania a Natale e l’ormai inarrestabile Illumination che dopo il boom di Pets, il 5 gennaio arriva con un altro asso nella manica, altro sicuro trionfo: Sing. In più, ecco Rock Dog in sala dal 1° dicembre, il piccolo capolavoro La mia vita da zucchina il 24 novembre, nonché un’altra meraviglia animata come La tartaruga rossa, in Italia dal 22 dicembre. Ultimo segnale del futuro: un ospite inatteso, un film che negli Stati Uniti ha ulteriormente spostando i confini di riferimento dell’animazione, muovendosi più verso South Park che verso la Disney: Sausage Party: vita segreta di una salsiccia non ha infatti fatto mistero di prendere in giro tutti i film d’animazione degli ultimi vent’anni, da Toy Story a Cars, tra doppi sensi, battute razziste e un compositore come Alan Menken, diventato celebre grazie a classici Disney come La Bella e la Bestia e La sirenetta, impiegato in tutt’altro contesto. Risultato? Oltre 120 milioni di dollari al botteghino da una spesa di nemmeno venti e l’ulteriore conferma che l’animazione di domani non sarà mirata solo ai più piccoli. Insomma, la battaglia è appena cominciata… ■