“La Redoutable”: a Cannes l’amore di Jean-Luc Godard come non l’avete mai visto

Jean-Luc Godard come non l’abbiamo mai visto, molto vicino a quello di cui parla Agnès Varda nel suo bellissimo documentario Visages Villages realizzato insieme allo street artist JR. Ce lo racconta Michel Hazanavicius in Le Redoutable, film ispirato al libro scritto da Anna Wiazemsky, la giovanissima moglie del regista, padre della Nouvelle Vague. Siamo a Parigi nel 1967, Godard (Louis Garrel) e Anna (Stacy Martin) si sono innamorati sul set de La cinese, il suo film più politico che però non riscuote il successo sperato. Lei ha 20 anni, lui 37, e dopo Fino all’ultimo respiro è diventato l’autore più celebrato del momento, ma ora il pubblico lo contesta e Godard entra in crisi. Alla vigilia della rivoluzione sessantottina il regista, maoista, tenta di sintonizzarsi sui movimenti studenteschi, si chiude in se stesso, rinnega i film precedenti e usa la cinepresa come un’arma contro il cinema borghese. La metamorfosi di Godard da cineasta a politico lascerà un profondo segno sul suo matrimonio con Anna e i due si lasceranno dopo poco.

Riratto quasi parodistico di un registra estremo e controverso, Le Redoutable ci restituisce soprattutto la vita privata di un uomo vittima del personaggio che ha deciso di interpretare, intransigente, geloso,antipatico, spesso meschino se non crudele, che finirà per allontanare dalla sua vita anche le persone amate. Colorato e pop tanto quanto The Artist era bicromatico e classico, il film utilizza spesso gli stilemi godardiani per rievocare il cinema sperimentale degli anni Sessanta, che rimane però sullo sfondo di una turbolenta storia d’amore tra un intellettuale e una giovane attrice delusa.

Nessun intento celebrativo dunque in questa quasi commedia su un’icona cinefila ma forse miope di fronte al mondo che lo circonda e al suo matrimonio (la metafora dei suoi occhiali che continuano a rompersi è evidente) e nessuna nostalgia per un cinema lontano dal pubblico. Un cinema “senza storia, senza sceneggiatura, senza messa in scena… E senza spettatori”. Omaggi al cinema italiano di Bertolucci e Ferreri e ad Azzurro di Adriano Celentano nel film e sui titoli di coda. “Non mi permetterei mai di giudicare l’uomo né il regista – dice Hazanavicius – e il film è un omaggio alla sua libertà di cineasta. Non è mai stato uno dei miei eroi, preferisco le commedie all’italiana e le tragedie raccontate con tono leggero. Ma nei film di Godard ci sono cose bellissime, come la descrizione dei personaggi. Gli ho scritto tre lettere, gli ho mandato la sceneggiatura è l’ho invitato a una proiezione privata prima di Cannes, ma non mi ha mai risposto”.