L’alfabeto del genio Greenaway al Biografilm Festival

«Art is life and life is art». Questo il motto di Peter Greenaway, film-maker fra i più eclettici del cinema contemporaneo. Partendo da questa premessa Saskia Boddeke, artista multimediale e moglie del regista, fa incursione nella mente del marito incorniciando la creatività di Greenaway in una conversazione con la figlia adolescente Zoë, detta Pip, che in un dialogo ricco d’ironia e tenerezza mette in ordine alfabetico i punti salienti della vita del padre.

Il risultato è una “testimonianza poetica” più che un documentario, dal titolo Greenaway Alphabet, che mette a nudo l’artista così come nessuno ha mai fatto prima e che è stato presentato al Biografilm Festival (e in sala come evento speciale con I Wonder Pictures in autunno), in programma a Bologna dal 13 al 24 giugno. “A come Amsterdam”, dice Mister Greenaway, ma anche “A come Autismo”, lo incalza Pip. Le domande della figlia lo colpiscono dritte al cuore, permettendo alla moglie di trarne un ritratto unico nel suo genere: quello di un visionario, ma soprattutto di un uomo e della sua battaglia contro il tempo.

B come “birds”, uccelli, la passione del padre di Greenaway che offre l’occasione di affrontare il difficile rapporto dell’artista come il padre, C come “children” figli, un tema che mette visibilmente in crisi Greenaway. D come “death”, morte, che nel film è collegata all’acqua, la cosa di cui Peter ha più paura. E via così, fino alla G come Greenaway, che aveva annunciato durante un’intervista la sua voglia di togliersi la vita a 80 anni. Poi la struttura compilatoria del film si spezza per lasciare spazio a una maggiore libertà di racconto.

«Ho realizzato il film – dice la regista – per rendere omaggio al legame speciale tra Peter e Pip e per esprimere l’amore che ho per mio marito e mia figlia. Sarà un regalo per il futuro, quando Pip potrà finalmente capire a pieno l’opera di suo padre». «A metà film ho scelto di abbandonare il sistema chiuso dell’alfabeto – continua – perché il mio modo di creare è più associativo che compilativo e volevo essere libera di raccontare la seguire la mia storia».

Al Biografilm Greenaway è venuto per presentare anche il suo documentario Luther and His Legacy sulla riforma protestante. E annuncia: «In questi giorni incontrerò un produttore italiano per realizzare forse un film dal titolo Il matrimonio di Cristo, perché sono convinto che Cristo fosse sposato». Ma sono sei i progetti in cantiere per l’autore, tra cui Walking to Paris sullo scultore rumeno Constantin Brâncuși e un sequel di Morte a Venezia con Filippo Timi, per raccontare cosa è accaduto a quel ragazzino oggetto del desiderio quarant’anni prima. «Come tutti gli anglosassoni amo Venezia e questa potrebbe essere l’occasione buona per trascorrerci un po’ di tempo».