“Le cose belle”: “Boyhood” alla napoletana

Due Dvd, un disco e un libro celebrano Le cose belle, sorta di Boyhood alla napoletana cominciato quasi vent’anni fa. Ecco perché non perderlo

«Il motivo è semplice: nei miei documentari cerco di non limitarmi a raccontare la realtà, ma provo a sollecitarla o, addirittura, a ripararla». Basterebbe questa meravigliosa ammissione di colpa di Agostino Ferrente per capire e amare il lavoro lungo quasi una vita realizzato con Giovanni Piperno e ora celebrato da un cofanetto deluxe de Le cose belle pubblicato da Luce Cinecittà con due Dvd, un libro, un disco e una miniera di extra. Ma andiamo con ordine: all’inizio di tutto ci fu Intervista a mia madre:  eravamo nell’estate del 1999 e proprio lì imparammo a conoscere e amare le storie di quattro ragazzini, quattro vite della Napoli popolare dove l’attesa per il futuro non ha promesse, è solo attesa, appunto. Dopo, sempre con la regia di Ferrente e Piperno, venne Le cose belle, con Adele, Enzo, Fabio e Silvana, raccontati in due momenti cruciali delle loro esistenze: la prima giovinezza in quella Napoli piena di speranza del 1999 e l’inizio dell’età adulta raccontata in un arco di tempo che va dal 2009, con la città ostaggio dell’immondizia, al 2013, quando il fermento sociale sembrava essere di nuovo vivo.

Prodotto dagli stessi registi con Antonella Di Nocera e Donatella Francucci, Le cose belle  sembra davvero una sorta di Boyhood alla napoletana, cinema che usa e piega il tempo per cercare di capire o anche solo di sperare: «L’accostamento con Boyhood? Diciamo che ci onora molto», ha ammesso lo stesso Ferrente, «perché è un film meraviglioso che ho amato molto. Richard Linklater poi ha iniziato a girarlo in Texas nel 2000, un anno dopo le nostre riprese di Intervista a mia madre, per cui possiamo vantarci di aver cominciato prima. La differenza maggiore? In Boyhood c’era una sceneggiatura, mentre nel nostro caso avevamo a disposizione la vita vera. Insomma quello di Linklater è un film di finzione, mentre il nostro è un documentario…». Un documentario giustamente celebrato ora con questo cofanetto unico che ai due Dvd con Le cose belle e Intervista a mia madre aggiunge anche un libro, Parlami delle cose belle, con sedici autori che hanno amato il film chiamati a raccontarlo a modo loro, e Guaglione, un disco con Enzo Della Volpe e la Piccola Orchestra delle Cose Belle, omaggio alla storia della canzone napoletana, con dieci classici reinterpretati, da ‘A serenata ‘e Pulcinella a Tu si na cosa grande fino al Pino Daniele di Terra mia, simbolo della promessa fatta dallo stesso Ferrente a Enzo, segno di come – e quanto – il cinema abbia anche la necessità e il dovere di mescolarsi e sporcarsi con la vita, non solo di raccontarla. Nella speranza che il documentario, grazie a opere come queste e a autori come Gianfranco Rosi, possa finalmente decollare anche in Italia: «Conosco e apprezzo l’intera filmografia di Rosi», ha analizzato Ferrente, «ma proprio perché penso di conoscere bene l’ambiente non cado nella trappola di crearmi delle aspettative. La cosa positiva è che molte persone che non avevano mai visto un documentario al cinema sono andate a vederlo…».