Da Louise Brooks a Mae West: grandi e (da noi) dimenticate?

Sconfitte al primo turno de LE STAR DELLA NOSTRA VITA tante icone degli anni ’20-’30, e non solo. Ma sono invecchiate le star o sono diventati “invisibili” in Italia i loro film?

Louise Brooks, Mae West, Jean Harlow, Lana Turner: tutte eliminate al primo turno de Le Star Della Nostra Vita (categoria Attrici Internazionali Nate Prima del 1945), il grande gioco-sondaggio di Ciak per eleggere le attrici e gli attori più amati di sempre. In attesa di scoprire cosa emergerà dal voto sulle tre nuove categorie in gara, dobbiamo prendere atto che, nel 2021, molte dive americane degli anni ’20-’30 del Novecento, a cavallo tra muto e sonoro, sembrano essere fatalmente sbiadite agli occhi del pubblico italiano.

Stessa sorte, peraltro, è toccata a icone delle Nouvelles Vagues europee del Dopoguerra come Jean Seberg (Fino all’ultimo respiro) e Hanna Schygulla (protagonista per Fassbinder, tra gli altri). E ad altre grandi attrici come Shelley Winters (due volte premio Oscar), Irene Papas, Barbara Stanwyck, Jean Simmons.

Cosa è successo in questi anni, dunque? Davvero la Louise Brooks de Il vaso di Pandora, che proprio in Italia ispirò il celebre personaggio di Valentina nei fumetti di Guido Crepax, ha perso tanto smalto nell’immaginario collettivo nostrano? E che dire di Mae West, star di grandi commedie (da lei stessa scritte) come Lady Lou e Non sono un angelo, e alla quale Salvador Dalì dedicò un quadro? Forse quest’ultima sconta (anche) il mancato ruolo di Norma Desmond in Viale del tramonto, che ha consentito alla collega Gloria Swanson (passata di misura al primo turno nella stessa categoria) una maggiore longevità nella memoria degli spettatori.

Probabilmente, però, la questione non riguarda tanto e solo le singole carriere, e nemmeno le epoche o le cinematografie, ma il sistema mediatico e distributivo odierno. E, quindi, i nuovi giocatori nella tenuta dell’immaginario audiovisivo, le grandi piattaforme streaming. Il fatto di non avere rappresentanza su Netflix o Prime non ha certo aiutato queste attrici. Ciò malgrado i loro film (siamo pronti a scommettere), se ben piazzati tra i consigli di visione di un catalogo on demand, si rivelerebbero classici capaci di incuriosire e sedurre ancora oggi: al netto del bianco e nero (ove ci sia) e persino dell’assenza di sonoro, che anzi possono attrarre non solo i cinefili, come ha dimostrato il successo di The Artist una decina d’anni fa.

Pensiamo a quanto siano attuali (in epoca di emancipazione gender-fluid) la sensualità androgina e l’ambiguità antiperbenista delle antieroine di Brooks. O al fascino della madre di tutte le dark ladies cinematografiche, la Barbara Stanwyck de La fiamma del peccato di Billy Wilder, in grado col  suo carisma di sovrastare la controparte maschile. Per non parlare (guardando ad altre eliminate, e ad altre epoche) delle modernissime sfaccettature di un’interprete come Irene Papas, che ha attraversato nazioni, continenti e generi, dalla nostra Odissea televisiva (dove era Penelope) ai capolavori di autori come Costa-Gavras (Z – L’orgia del potere) e Elio Petri (A ciascuno il suo).

Va aggiunto, peraltro, che fuori dall’Italia i colossi dello streaming svolgono già un (meritorio) ruolo di promozione e rafforzamento della memoria cinematografica. In Francia, ad esempio, l’accordo tra Netflix e il distributore francese MK2 ha portato tra i titoli della piattaforma una vagonata di grandi classici, da Chaplin a Truffaut (a proposito: la Jeanne Moreau di Jules e Jim se l’è cavata al primo turno per il rotto della cuffia). Chissà, se qualcosa del genere fosse accaduto anche da noi, magari avremmo visto una classifica delle star nate prima del ’45 abbastanza diversa.

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