“LEGEND”: LA RECENSIONE!

Id. Gran Bretagna, 2015 Regia Brian Helgeland Interpreti Tom Hardy, Taron Egerton, Emily Browning, Colin Morgan, Christopher Eccleston, David Thewlis, Paul Anderson, Tara Fitzgerald, Chazz Palminteri Sceneggiatura Brian Helgeland Produzione Cross Creek Pictures, Working Title Films Distribuzione 01 Distribution Durata 2h e 11′

In sala dal 

3 marzo

Come fu che nella Londra tra ’50 e ’60, i gemelli Ronald e Reginald Kray, da boss locali dell’East End diventarono, a colpi di soprusi, illegalità e violenza, i signori del crimine, i nemici pubblici numero 1. Un’ascesa apparentemente irresistibile così come fu improvviso il loro tracollo.

La storia è accompagnata dal commento, amaro e moralistico, della moglie di Reggie, Frances Shea (la interpreta Emily Browning, bellezza particolare ma assai espressiva). Ron è “sanguinario, illogico, divertente”, Reggie il vero lottatore di strada che controlla e domina. L’americano Brian Helgeland ha raccolto sinora più credito come sceneggiatore (L.A. Confidential, The Bourne Supremacy, Green Zone) che non come regista (Payback, Il destino di un cavaliere). Qui, sulla falsariga di un reportage di John Pearson scritto nel 1972, cura molto la ricostruzione dell’humus sociale intorno alle due biografie (tra l’altro non è la prima volta che i Kray forniscono materiale per film: si veda anche l’interessantissimo I corvi di Peter Medak, del 1990). È questo il suo interesse e a questo sacrifica forse il gusto per l’epopea che ingigantirebbe nel mito i cattivi o la ricerca per la violenza coreografata (alla Scorsese) che (spesso) trasforma i gangster movie contemporanei in bombe emotive di isteria ed espressività. Queste dimensioni Helgeland le controlla nel nome del biopic. La voce fuori campo della donna didascalizza e suggerisce chiavi di letture sociologica o di costume: “gangster e aristocratici hanno molto in comune: entrambi sono egoisti e si annoiano facilmente. Hanno accesso a mucchi di denaro per il quale non hanno dovuto lavorare onestamente”. Ovviamente “spettacolo a sé” lo fornisce la doppia interpretazione di Tom Hardy (premiato per la performance al British Indipendent Film Award). Come Reggie è un bad boy compatto, una bomba controllata ma sempre sul punto di esplodere (e ogni tanto accade), evidenziando la tensione magari saltellando da un piede all’altro, come un pugile appunto. Come Ronnie, ha invece lo sguardo torvo del pazzo totale e incontrollabile che tuttavia riesce a guardare più lontano del fratello, con una mascella prominente che lo fa biascicare parlando e una camminata irrigidita da automa.

Massimo Lastrucci