Locarno Film Festival: arriva il documentario su Maradona senza segreti

Vita, giocate da prestigiatore e declino del “Pibe de oro”. Stasera in Piazza Grande a Locarno arriva il nuovo documentario di Asif Kapadia (Senna, Amy). Un ritratto fluviale, eccessivo e “totale” su Diego Armando Maradona, composto di materiali d’archivio, materiali privati e – a tratti – con la voce fuori campo di Maradona oggi.

Il film mostra luci (sul campo) e ombre (fuori dal campo) dell’ex campione del Napoli e della nazionale argentina. Le giocate ai limiti di ogni legge fisica (o del regolamento, come “la mano di Dio”), la classe unica fin da ragazzino (innumerevoli palleggi anche di tacco), la forza di portare due scudetti consecutivi, una Coppa Uefa e una Coppa Italia al Napoli, l’affetto sincero e fraterno per i compagni di squadra e i tifosi.

Kapadia non censura nulla della fragilità, delle pessime frequentazioni fuori dal campo (Diego diventa “ostaggio” della camorra), degli eccessi e della dipendenza da cocaina. Anzi, il film comincia con una sorta di inseguimento a tutta velocità per le strade di Napoli. Come un poliziottesco anni Settanta, quasi a preconizzare uno stile di vita. «Mi sembrava di essere dentro a un film…» dice il Pibe de oro. È la sequenza dell’arrivo di Diego in quella che diventerà la “sua” città, nel bene e nel male.

Clamorose alcune inquadrature private e inedite su Maradona dopo i processi e le sospensioni: durante una festa di Natale ha lo sguardo perso nel vuoto, il buio, un barlume di luce dell’ex ragazzino povero e di talento sopraffino, poi campione assoluto schiacciato dalle troppe ombre.

Tra i materiali che destabilizzano di più lo spettatore o il fan più accanito, le scene che mostrano Maradona oggi gonfio e obeso mentre gioca a calcetto con alcuni famigliari. Lento, senza troppa voglia, gli altri giocatori  quasi non gli passano la palla. Poi alla fine segna, da un metro, lentissimo. Nessuna ovazione. Nessuna gioia. L’ex “Dio del San Paolo” ha toccato ogni fondo ma tenta ancora di risorgere. Forse. Kapadia ne mostra ogni bagliore e ogni incrinatura.

Luca Barnabé