Locarno Film Festival: in The Cool World la vita difficile dei teenagers nella Harlem anni ’60

Tra le numerose gemme della retrospettiva Black Light – sul cinema nero internazionale – spicca The Cool World di Shirley Clarke, del 1964, tratto da un romanzo di Warren Miller e prodotto dal documentarista Frederick Wiseman (suo primo credit in curriculum).

Racconta – tra fiction e realtà – la vita di alcuni giovani neri americani nella Harlem degli anni Sessanta. Le giornate quasi tutte uguali e diverse, continue ripetizioni e variazioni su tema, come un rap, anzi meglio un jazz (strepitosa colonna sonora di Dizzy Gillespie, che compare anche brevemente nei panni di un trombettista di strada).

Tra le mura di appartamenti fatiscenti, che sembrano trappole per topi, vicoli bui, nessuna apparente via di fuga, si consumano le giornate senza gioia di alcuni ragazzi “marginali” dai nomignoli pittoreschi come “Savage”, “Duke”, “Foxy”, “Fashion Man”…

Gli occhiali scuri sempre a coprire occhi e sguardi e camminata dinoccolata (with attitude) sul Mondo. Noia, piccoli furti, spaccio, consumo di sostanze, alcol, prostituzione, raggiri e scontri fra gang. Insomma l’inferno quotidiano dei teenager di un (ex) ghetto nero della Big City.

Un ragazzo chiede a una giovanissima prostituta quanti anni abbia. Lei risponde secca: «18, ma ne faccio 15 fra poco…». Questa battuta racchiude il paradosso di ragazzine e ragazzini di strada che per sopravvivere sono costretti a crescere troppo in fretta. La loro età anagrafica è diversa da quella della loro esperienza troppo precoce o che devono dichiarare per non finire nei guai.

Clarke fa un incredibile uso jazzato del montaggio che collima con il ritmo musicale. Realizza, al contempo, magnifico cinema di vita e realtà (benché recitata e ricostruita) e Cinema Bop, che vi farà tenere il tempo con le dita. Il monologo finale fuori campo di uno dei ragazzi inventa praticamente il flow del rap di strada.

Luca Barnabé