Lockdown all’Italiana – la recensione

Dal 15 ottobre nelle sale il nuovo film scritto e diretto da Enrico Vanzina.

Il tanto discusso “Lockdown all’Italiana” diretto da Enrico Vanzina, per la prima volta in cabina di regia, arriva il 15 ottobre nelle nostre sale. Prima di analizzare il film, parliamo della trama: nel tanto recente quanto storico 8 marzo 2020, un ricco avvocato (Greggio) viene cacciato di casa dalla moglie (la Minaccioni) a causa di una relazione clandestina avuta con una cassiera di periferia (Martina Stella). Nel frattempo anche a casa della cassiera succede il finimondo dopo che il suo ragazzo (Memphis) scopre a sua volta il tradimento. Con le valigie in mano, pronti a lasciare i rispettivi congiunti (per rimanere in tema), vengono fermati dal Telegiornale che annuncia il famoso lockdown. Ed ecco qui impostate le due situazioni che si intrecceranno – neanche troppo – per dare vita a questo film. Due situazioni differenti, di due ceti sociali differenti, con due coppie che non si sopportano.

Ora, come immaginavamo il film basa quasi tutti i dialoghi e gli sketch su quello che noi Italiani abbiamo passato in quei tre mesi di quarantena. Le autocertificazioni, la passeggiata col cane, il virus sotto le scarpe, i parrucchieri chiusi, le file al supermercato. Vanzina appoggia il film su questi pilastri a noi tanto familiari. Nessuno critica il fatto di aver girato una commedia sul lockdown: il problema è che non funziona. Il budget era limitato e la troupe ridotta, come il tempo a disposizione. I difetti però sono soprattutto di scrittura, e visto che Enrico ha detto di aver scritto la sceneggiatura in quarantena, lì di tempo ce n’era eccome a disposizione per poterla migliorare.

Il film sembra un punto d’incontro tra la classica commedia Vanziniana, fatta di corna, tempi comici invecchiati, cilecche sotto le coperte, e un film neorealista, svolto dentro le quattro mura, che cerca di fare un punto sulla situazione sociale di quel momento attraverso i propri personaggi. Il risultato è un ibrido imbarazzante che non funziona né da una parte e né dall’altra. Portabandiera di questo discorso sono Ezio Greggio con un monologo drammatico sui tetti di Roma e Riccardo Rossi con un’altra scena simile fuori luogo (e anche fuori fuoco): due sequenze che risultano semplicemente non credibili, per come sono state recitate ma soprattutto per come sono state scritte.

Poco volgare e genuino, il film tenta di far ridere non riuscendoci quasi mai. Le poche situazioni che strappano un sorriso sono dovute alla bravura della Minaccioni e della sempre apprezzata spontaneità di Ricky Memphis. Riteniamo il film un’occasione sprecata: è vero, si è tentato di uscire fuori dai soliti schemi ma il risultato cringe è più forte di ogni buona intenzione.

C’è da dire una cosa però: il film, che piaccia o meno, segnerà un pezzo importante della nostra storia. Un film girato sotto Coronavirus a pochissimi mesi di distanza dal lockdown, bello o brutto che sia, sarà un riferimento storico per le generazioni presenti e future. E su questo, Enrico Vanzina ha fatto centro.

Qui di sotto potete vedere la nostra video-intervista con il cast: