LOIN DES HOMMES, DI DAVID OELHOFFEN

Francia, 2014 Regia David Oelhoffen Sceneggiatura David Oelhoffen Interpreti Viggo Mortensen, Reda Kateb Produzione Marc du Pontavice, Matthew Gledhill Durata 1h e 50′

 

Daru (Viggo Mortensen) è un soldato in congedo, ritiratosi sugli sperduti monti dell’Atlantico algerino, che insegna a leggere e scrivere ai figli dei pastori. È il 1954 e nel Paese la rivolta contro i colonizzatori francesi sta prendendo sempre più piede. Una sera, gli viene affidato un prigioniero, Mohamed (Reda Kateb), macchiatosi dell’omicidio del cugino, che deve essere scortato alla città più vicina per essere giudicato e condannato. Daru ha ormai visto troppa violenza, non lo vuole fare, ma è lo stesso Mohamed a chiederglielo. L’ispirazione per il film, in concorso alla 71ª Mostra del Cinema, giunge al regista da L’ospite, un racconto breve di Camus sulla guerra in Algeria. Quello descritto  da Oelhoffen, però, non è solo il conflitto  in quel dato momento storico, ma la guerra in senso lato, quella che esplode e distrugge, quella in cui non c’è un giusto e uno sbagliato, solo una violenza dilagante. Il film ricorda molto la struttura dei vecchi western, anche se in questo caso non si tratta della conquista di una terra ancora da scoprire, ma di un viaggio per ritrovare se stessi. I due protagonisti sono portatori di valori che sembrano trovarsi agli antipodi e che invece li avvicineranno, fino a farli diventare amici. È una storia nella storia quella girata dal regista francese, in cui il racconto si sviluppa come una matrioska: dal conflitto algerino sullo sfondo, alle vite di Daru e Mohamed, che si intrecciano l’una all’altra, sino alla focalizzazione su ambedue, con le loro vicissitudini e i loro ricordi. Nel film, i protagonisti rappresentano due mondi lontani, governati da leggi completamente diverse, quella del colonizzatore da un lato e quella tribale dall’altro. Il punto d’incontro è il fine che perseguono: il bene delle persone che li circondano. Daru dei suoi scolari ai quali cerca di dare una speranza per il futuro attraverso l’istruzione e Mohamed della sua famiglia, dei suoi affetti. Oelhoffen usa piani lunghi e lunghissimi per riprendere i paesaggi sconfinati dell’alienante deserto nordafricano, con pietre, polvere, villaggi abbandonati e desolazione. Lo scenario rispecchia perfettamente la solitudine nella quale si è rifugiato Daru per fuggire da quella violenza di cui lui stesso è stato testimone durante la Seconda Guerra Mondiale e che lo investirà nuovamente. Ma rappresenta anche quella interiore di Mohamed, per il carico di problemi e preoccupazioni che solo chi non ha nulla comprende. La colonna sonora, cui ha partecipato anche Nick Cave, colma i silenzi dei due protagonisti, inframmezzati dal rumore del vento del deserto. Viggo Mortensen stupisce anche in questo film, in cui dimostra, dopo l’elfico e il russo, la sua spiccata propensione linguistica recitando in francese e arabo. Un attore dal volto naturalmente espressivo, con i suoi grandi occhi azzurri, che dimostra anche una ferrea preparazione. «Ho letto tutto quello che c’era da leggere di Camus, sono stato in Algeria per un po’ di tempo, ho visitato i luoghi che lo scrittore aveva amato. Ho ascoltato la gente, per aprirmi senza dare giudizi ». Il film di Oelhoffen è un percorso verso una nuova apertura alla vita, costellato di difficoltà. Due sistemi di valori s’incontrano, grazie all’umanità dei due protagonisti in una realtà dominata dalla violenza. E come ha detto Mortenen: «Dopo La Battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo, fra i film girati sulla guerra d’Algeria questo è il più sovversivo di tutti. Non c’è nulla di più sovversivo, infatti, dell’amore e della compassione per gli altri ».

 

Rudy Ciligot