L’UOMO DEI SOGNI

E adesso chiamatelo pure l’uomo dei sogni. Dopo che nella scorsa stagione ha portato in sala i due fenomeni italiani dell’anno, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese e La pazza gioia di Paolo Virzì –  un incasso complessivo di oltre ventitre milioni di euro e numerosi David di Donatello, Nastri d’argento, Globi d’oro e Ciak d’oro – quello di Marco Belardi è diventato uno dei nomi più citati del cinema italiano. Romano, classe 1973, Belardi ha iniziato vent’anni fa, nel 1996, fondando la Immaginando, una società di post-produzione, prima di arrivare a fondare nel 2004 la Lotus Production (www.lotusproduction.it) con cui negli ultimi dieci anni ha prodotto tutti i film di Paolo Genovese, da Immaturi a Tutta colpa di Freud, il caso Italiano Medio di Maccio Capatonda, Il professor Cenerentolo di Pieraccioni e molti altri.

Entriamo nella macchina del tempo e torniamo indietro di un anno: immaginava che Perfetti Sconosciuti potesse fare questi numeri? Arrivare fino a diciassette milioni di euro di incasso conquistando anche molti premi?
«No, non avrei mai pensato ad un risultato così importante anche perché era un film ambientato in una sola location e, anche se il concept era molto forte, superare i diciassette milioni di euro oggi è molto difficile. C’è stato un ottimo lavoro di squadra e il team di scrittura che siamo riusciti a mettere in piedi ha funzionato. La gioia più grande, oltre all’ottimo incasso, sono stati però i tanti premi vinti (nella foto qui sotto Belardi con il Ciak d’oro lo scorso giugno a Cinecittà, nda), le ottime critiche e il calore del pubblico. Davvero non potevo sperare di meglio».

Qual è stato il segreto del film di Genovese? Il momento in cui da un semplice film si è trasformato in un caso?

«Il segreto è stato senz’altro l’idea: semplice ma incredibilmente attuale e trasversale. Il tema di come i cellulari stiano cambiando le nostre vite e i nostri rapporti è un tema evidente nelle coscienze di tutti, dai giovanissimi agli adulti, ma che finora non era stato trattato, a livello cinematografico, da nessuno in modo così efficace. Se in più aggiungiamo a me una tematica interessante e coinvolgente, storie avvincenti in cui molti di noi potevano riconoscersi, dialoghi incalzanti, un team di attori eccellenti e una regia impeccabile, ecco che un semplice film può diventare un caso».
In quanti Paesi avete finora venduto Perfetti sconosciuti?
«Oltre trenta Paesi in tutto il mondo, tra cui Canada, tutta l’America Latina, Spagna, Germania, Australia, Giappone e tanti altri. Credo sia la dimostrazione che le buone idee e i buoni film non hanno confini. Dobbiamo lavorare in questa direzione».
Perfetti sconosciuti è il quinto film girato con Paolo Genovese. Come vi siete conosciuti?
«Io e Paolo possiamo dire di avere cominciato insieme. Il successo della Lotus Production è andato di pari passo con il suo. Se prima c’era solo una forte stima, oggi c’è una profonda amicizia e una sintonia che rende ogni film un lavoro di squadra caratterizzato da grande entusiasmo. Tutti i titoli che ho prodotto di Paolo sono stati prodotti anche da Medusa, Giampaolo Letta (nella foto in alto con Belardi e Genovese sul set di Perfetti sconosciuti, nda) è stato il primo che ha creduto in me all’epoca del successo di Immaturi».
La stagione è stata decisamente fortunata, anche La pazza gioia ha superato le aspettative. Come sceglie i film da produrre con la sua Lotus?
«Cerco di proporre progetti che vadano incontro al gusto del grande pubblico, scegliendo tematiche capaci di intrattenere facendo riflettere. Tendenzialmente produco solo film che piacciono a me e alla mia squadra, non sarei capace di fare bene un film che non sento mio. Questo non significa sempre riuscire a interpretare il gusto di chi ci guarda, ma quantomeno ci proviamo. Sono molto orgoglioso de La pazza gioia, Virzì è un maestro e lavorare con lui è stata una grande esperienza. Appena raccontai l’idea del film a Paolo Del Brocco, di Rai Cinema, ne fu entusiasta e la coproduzione ci ha regalato grandi soddisfazioni, tanto che ora continueremo a produrre insieme Virzì e altre cose».
Dopo il buon esito del debutto al cinema di Maccio Capatonda, la prossima scommessa sarà portare in sala il film di Herbert Ballerina, Quel bravo ragazzo. Cosa dobbiamo aspettarci?
«Una commedia divertente, scanzonata, ben confezionata con un nuovo protagonista che, a mio parere, ha grandi potenzialità. Siamo curiosi di vedere come il pubblico reagirà alla comicità pacata, sottile e molto originale di Herbert».
Vent’anni fa fondava la Immaginando. Avrebbe mai sognato tutto questo?
«Senza sogni non si possono raggiungere obiettivi importanti. Non provengo da una famiglia di cinema o con conoscenze politiche importanti, sono andato avanti a piccoli passi iniziando da runner, da tutto fare, sempre sul set con la massima umiltà. Porte in faccia e umiliazioni? Ne ho sopportate molte, ma la vita è anche questo, rialzarsi con la voglia di riuscire. A diciotto anni certo non pensavo di fare il produttore, ma ero affascinato dal mondo dello spettacolo e ne volevo far parte e poi, gli incontri, le situazioni e l’intuito, mi hanno portato a fare questo. Ho ancora molto da imparare, ma ne sono felice. Da due anni ho intrapreso anche una nuova avventura con Leone Film, con Andrea e Raffaelle Leone, soci e amici (nella foto sotto con Belardi e l’attrice Caterina Shulha all’ultima edizione del Ciak d’oro a Cinecittà, nda). Siamo una squadra fantastica».
Il futuro dove porta?
«Per l’anno prossimo i progetti sono tanti e importanti. Da Virzì, con cui sto lavorando proprio adesso su un’idea di cui però non posso rivelare nulla, a Giuseppe Tornatore, passando attraverso Muccino, Sollima, Genovese, Ravello, con uno sguardo anche su nuovi registi e film più piccoli. Insomma, il 2017 sarà un anno molto ricco di produzioni e, speriamo, di nuovi successi…».