Maestri del futuro, 6 giovani registi su cui puntare

Ecco alcuni dei cineasti sui quali scommettere nel decennio che si è aperto

Fabio e Damiano D'Innocenzo

In attesa che si rimetta in moto il meraviglioso circo bianco del cinema e già con l’acquolina in bocca per i possibili colpi di fulmine che verranno (praticamente sono ai blocchi di partenza gli ultimi lavori di Carax, Verhoeven, Ferrara, Moretti, Wes Anderson, Nolan, Fincher, solo per citarne alcuni) ci chiediamo: ma nel decennio che si è aperto chi saranno i registi che conteranno? Si possono già intravedere nelle loro prime opere gli autori che illumineranno il futuro?

Noi abbiamo scelto 6 giovani cineasti su cui scommettere con speranza, anzi: sicurezza. Eccoli, in burocratico ordine alfabetico.

ARI ASTER – Newyorchese, classe 1986, dopo promettenti corti ed Hereditary-Le radici del male (2018, tanto per farsi le ossa), l’anno scorso ha “inventato” quello che è probabilmente l’horror più originale della stagione, amato dai fan come dai critici più estremisti (come quelli dei Cahiers du Cinema); ovvero Missommar – il villaggio dei dannati, in cui immerge alcuni studenti americani (problematici ma non da macchietta) in una terrificante tradizione pagana in uno “sperduto” villaggio svedese. Molto più di un film di genere, tanto per la durata (147 minuti, ma sta lavorando a un director’s cut di 171) che per il rigore e lo stile.

KANTEMIR BALAGOV –  Un talento, classe 1991,  nato nella misteriosa Nal’Cik, capitale della Cabardia. Allievo volontario di Sokurov (ma non temete adora anche Tarantino!), dopo un corto apprezzato, Pervyy ja (2014), con due lungometraggi ha imposto perentoriamente il proprio nome: Tesnota (2017, Premio Fipresci a Cannes e tra i più bei film dell’anno in assoluto) e La ragazza d’autunno (2019, altri premi a Cannes, agli European Film Awards e al Torino Film Festival). Due film che sono anche il segno di una personalità già completa, poetica e articolata nei contenuti, splendidamente ardita nella forma (specie il secondo, più “virtuosistico”).

RYAN KYLE COOGLER – Quelli della Marvel che abbinano il fiuto a un certo spiritaccio artisticamente raffinato, hanno affidato le gesta del super eroe afro-africano (pardon!) Black Panther a un giovane di Oakland, classe 1986, che on the border tra cinema di impegno per la causa black e spettacolo commerciale, aveva convinto con i precedenti Prossima fermata Fruitvale Station (2013, tostissimo) e Creed – Nato per combattere (2015, probabilmente uno dei migliori sequel – più spin-off – della saga di Rocky). La buttiamo lì: ecco l’erede di Spike Lee, forse un po’ più “duttile”, tanto che sta preparando il sequel di Black Panther.

DAMIANO E FABIO D’INNOCENZO – Gemelli nati nel 1988 nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, diversificano una prorompente creatività artistica tra poesia, fotografia, teatro e cinema. Nel 2018 hanno stupito Berlino con La terra dell’abbastanza, cruda storia di una tragica educazione criminale tra balordi di periferia (2 Nastri d’Argento). Quest’anno bissano Berlino con Favolacce, con premio per la sceneggiatura (del resto lo straordinario Dogman di Garrone è anche opera loro). Dei nuovi italiani, potrebbero essere i più stupefacenti. Lo giudicheremo dal prossimo  Travel Well, Kamikaze, produzione internazionale.

GRETA GERWIG – Californiana emigrata a New York (e non è una osservazione peregrina), classe 1983, ha lavorato molto come attrice (e sceneggiatrice)  nel cinema indipendente, spesso con Noah Baumbach (citiamo almeno il delizioso Frances Ha, 2012). Nel 2008 codirige Nights and Weekends, ma è nel 2017 che si è fatta notare come autrice con Lady Bird, commedia (con dramma) di formazione: piace così tanto il “piccolo” film da ottenere 5 nominations agli Oscar. Praticamente un bonus per una produzione più ambiziosa, ovvero la riscrittura “femminista” di Piccole donne (6 candidature Oscar, con vittoria per i costumi).

JOSH E BENNY SAFDIE – Rispettivamente classe 1984 e 1986, newyorchesi (di origine ebreo siriana), sono cresciuti nel cinema indipendente più puro, macinando corti e lungometraggi (il loro esordio nel lungo nel 2009, l’autobiografico Daddy Longlegs, vincerà un premio agli Indipendent Spirit Awards). La coppia  esploderà a Cannes nel 2017, con il thriller metropolitano Good Time (progetto reso possibile grazie a Robert Pattinson, il protagonista). Con l’aiuto di Scorsese i fratelli bissano il successo (critica e finalmente pubblico) quest’anno con Diamanti grezzi, altro thriller con buon budget e il traino della star Adam Sandler.

Perché fai film? Rispondono i grandi registi. Parte 3