“IL CASO SPOTLIGHT”: ECCO COSA PENSANO DEL CAST I VERI GIORNALISTI DEL BOSTON GLOBE

Da Walter “Robby” Robinson a Sasha Pfeiffer l’opinione è una sola: i personaggi dell’opera che ieri ha vinto l’ambitissimo Oscar per il Miglior Film sono davvero fedeli alla realtà

Michael Keaton
Michael Keaton nei panni di Walter “Robby” Robinson

È unanime il parere del team investigativo del Boston Globe, soprannominato Spotlight, che sconvolse la città del Massachusetts, rivelando la copertura sistemica da parte della Chiesa Cattolica di abusi sessuali commessi su minori ad opera di preti pedofili. I personaggi dell’opera che ieri ha vinto l’ambitissimo Oscar per i miglior film sono costruiti in modo magistrale. «La prima scena del film che ho visto era un’inquadratura di Michael Keaton. E per poco non cadevo dalla sedia: ero io. Non aveva solo la mia voce e il mio accento quasi bostoniano, ma anche le mie espressioni, i miei gesti. Michael mi aveva fotografato ». A dirlo è Walter “Robby” Robinson, il capo della squadra di giornalisti impersonato nel film da Keaton, sul sito ufficiale dell’opera firmata da Thomas McCarthy. Della stessa opinione è anche Sasha Pfeiffer: «Quando ho visto Rachel (McAdams) nella scena in cui scende le scale della Boston Public Library, ho pensato: ma quella sono io… ». La reporter ha inoltre rivelato che McAdams l’ha tempestata di domande, dalle più serie a quelle apparentemente banali: «Portavi le unghie lunghe, nel 2001? Pranzavi alla mensa del Globe o ti portavi qualcosa da casa? Che tipo di scarpe mettevi? Ti vestivi in modo diverso quando uscivi a fare due passi? Quanto sapeva la tua famiglia? Che cosa pensava tuo marito? Ti sentivi mai frustrata? ».

Il caso SpotlightTra Mark Ruffalo e Mike Rezendes? Una sinergia palpabile li ha uniti sin da subito. Liev Schreiber ricorda invece l’emozione di incontrare il direttore del Globe, Marty Baron, simbolo di un giornalismo che ormai sembra quasi scomparso. «Per me, Marty e gli altri giornalisti di questa vicenda sono dei veri eroi ». La veridicità, l’espressività, il coraggio e l’ostinata ricerca della verità che si scorgono nei volti dei protagonisti è merito di una lunga preparazione degli attori, fatta di interviste “al contrario” e incontri mirati. Oltre al talento del cast stellare del film, una parte del merito va dato anche a McCarthy, un regista capace di cogliere con accuratezza dettagli e sfumature di personaggi unici, entrati meritatamente nella storia del giornalismo.

Rudy Ciligot

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