A TORINO “LA TEORIA DEL TUTTO” DI EDDIE REDMAYNE

Ciak ha incontrato Eddie Redmayne alla conferenza stampa di La Teoria del Tutto, il film sul grande scienziato Stephen Hawking, presentato al 32° Torino Film Festival e in uscita il 15 gennaio 2015

Ci sono voluti dieci anni di lavorazione per produrre, e ultimare, La Teoria del Tutto, il biopic sulla vita del genio e scienziato Stephen Hawking. Il film, diretto dal britannico James Marsh, è stato presentato in anteprima al 32 °Torino Film Festival nella sezione Festa Mobile, riscuotendo il plauso della critica soprattutto per la prova attoriale di Eddie Redmayne che, grazie ad una trasformazione fisica studiata nei minimi dettagli, è riuscito a dare un volto cinematografico ad una delle più brillanti menti contemporanee.

Lisa Bruce, produttrice del film, insieme allo sceneggiatore Antonhy McCarten, hanno impiegato diversi anni a convincere Jane, l’ex moglie di Hawking, a cedere i diritti della sua biografia Travelling To Infinity: My Life With Stephen. Infatti l’opera, prendendo spunto dai più intimi capitoli della vita del fisico, mette al centro proprio gli aspetti riservati e domestici di Hawking, divenendo, scena dopo scena, un film che fa dell’amore il punto focale. Nel cast di La Teoria del Tutto ci sono anche Felicity Jones, Emily Watson e Charlie Cox, per arrivare sugli schermi italiani il 15 gennaio 2015.

Ciak, in occasione della presentazione stampa al 32° Torino Film Fest, ha incontrato l’attore protagonista Eddie Redmayne, sempre più lanciato verso il successo, tanto da essere uno dei favoritissimi ai prossimi Academy Awards. L’attore inglese, con un background teatrale, apre il discorso parlando proprio della figura di Stephen Hawking: «Sono andato a anche io a Cambrige ma ho studiato storia dell’arte, non fisica. Mi è capitato di incrociarlo al campus, di sentire la sua inconfondibile voce. Aveva l’appiglio e i modi di una rock star, sempre attorniato da una folla di persone ». Continua, poi, Redmayne: «Ho letto La Breve Storia del Tempo e tutto quello che Hawking ha scritto mi è passato sotto gli occhi. Non ho capito tutto quello che ho letto, naturalmente, ma ho cercato di documentarmi il più possibile e, alla fine, sono arrivato a rivolgermi al sito astronomiapereagazzi.com! ».

Sicuramente un ruolo impegnativo quello di Redmayne, nonché emozionante, che fin da subito ha colpito l’attore, tanto da spingerlo a volere la parte a tutti i costi: «Quando ho letto lo script ho trovato il ruolo e la storia straordinari. Sono stato io, in realtà, ad inseguire la parte. Per due settimane ho perseguitato il regista e i produttori per convincerli ad affidarmi il ruolo. Quando ho saputo che avrei interpretato Stephen Hawking ho inizialmente provato sollievo perché ero riuscito ad ottenere la parte, poi però è subentrata la paura, insieme all’emozione e al senso di responsabilità ». La vita di Stephen Hawking è stata alquanto travagliata, con un corpo reso schiavo di una macchina per colpa di una terribile e acuta forma di SLA. Naturalmente ne La Teoria del Tutto l’elemento è predominante: «Il giorno dopo aver appreso che avevo ottenuto il ruolo sono subito andato in una clinica specializzata per il supporto dei malati di SLA. La dottoressa che ho conosciuto mi ha messo in contatto con circa 30 o 40 persone affette da questa malattia e con le loro rispettive famiglie, anche per capire anche il costo emozionale e le conseguenze che un’esperienza del genere apporta all’essere umano », ma la conoscenza del Dottor. Hawking è stata la più importante: «Mi sono documentato più che ho potuto, anche su internet ma conoscere Stephen e Jane è stato fondamentale. Lui poi è dotato di personalità, carisma e una forza d’animo fuori dall’ordinario ».

Per il lavoro sul set, diretto da James Marsh, Eddie ha affermato che: «Sapevo che non avremmo girato cronologicamente. Capitava che nello stesso giorno di riprese avrei dovuto affrontare fasi temporali differenti che coincidevano con diversi stadi della malattia. Era importante per me memorizzare gesti e posture relative al quel determinato momento della malattia. Conoscere Stephen poi mi ha anche permesso di capire che non è certo quello l’aspetto più importante della sua vita, anzi per lui è qualcosa di secondario », Redmayne ha lavorato molto sul fisico per il ruolo: «Ho lavorato con Alexandra Reynolds, una ballerina, per capire quali movimenti fare, quali muscoli non utilizzare e utilizzare, ho visto moltissimi video per studiare le espressioni facciali, aiutandomi con un iPad che mi permetteva di capire se stavo facendo la cosa giusta ». Dopo la visione della pellicola il feedback della famiglia Hawking non si è fatto attendere, come sottolinea l’attore: «Stephen, Jane e i ragazzi hanno visto il film e sono stati incredibilmente generosi con noi. Felicity (Jones ndr.) ed io eravamo tesissimi all’idea di interpretare ruoli di persone ancora in vita, sapendo che presto o tardi ci avrebbero visti ma loro ci hanno dato tutto il loro supporto. Stephen ci ha anche concesso addirittura i diritti della sua voce, protetta dal copywright! ».

Eddie Redmayne, classe ’82, ha già nel suo curriculum svariati e importantissimi film, tra cui Elizabeth: The Golden Age, L’altra Donna del Re e Les Misérables di Tom Hopper. Pellicole importanti che, sommate alla sua performance in La Teoria del Tutto, l’avvicinano all’ambita statuetta. Ma, nonostante le voci sempre più insistenti, il ragazzo, londinese DOC, tiene i piedi per terra, concentrandosi esclusivamente sul presente e su i suoi prossimi progetti: «Per quanto riguarda le voci circa una mia candidatura ai prossimi Oscar cerco di non ascoltare, aspetto di vedere cosa accadrà, anche perché sto lavorando nuovamente con Tom Hooper, dopo Les Misérables, in un film intitolato The Danish Girl. La storia si basa su fatti realmente accaduti, è ambientata a Copenhagen, è incentrata su una coppia degli anni ’20 e sulla prima operazione effettuata da un uomo per diventare donna ». Chiude parlando delle citazioni nel film della mitica serie, tipicamente british, Doctor Who: «Doctor Who è una vera istituzione in Inghilterra. La guardavo spesso quando ero più piccolo, ora è molto cambiato… L’idea dei riferimenti della serie all’interno del film è tutta merito degli sceneggiatori! ».

Damiano Panattoni

 

 

 

 

 

 

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