A TU PER TU CON MONICA BELLUCCI

Il rapporto con la maternità e la bellezza, a partire dal suo ultimo film Ville-Marie, la voglia di riservatezza, le esperienze internazionali di SPECTRE e del nuovo lavoro con Emir Kusturica: una chiacchierata del nostro “Espertone” Claudio Masenza con Monica Bellucci

DI CLAUDIO MASENZA

Monica Bellucci con Claudio Masenza
Monica Bellucci con Claudio Masenza

Sophie, una celebre attrice europea, giunge a Montréal per girare un film diretto dal suo ex compagno. Ma ha accettato spinta soprattutto dal desiderio di rivedere dopo tre anni il figlio ventenne Thomas che vive lì per studiare architettura. La pellicola che Sophie interpreta è in realtà una rielaborazione del trauma che ha preceduto la nascita di Thomas al quale non ha mai voluto rivelare il nome di suo padre. Ma durante una sola notte, le vite di un’infermiera e di un autista di ambulanza si mescolano drammaticamente alle loro due, cambiando per sempre il difficile rapporto madre-figlio. Opera seconda del canadese Guy Edoin, Ville-Marie, antico nome di Montréal, riecheggia i melodrammi americani degli anni Cinquanta, soprattutto nella messa in scena del film nel film e offre a Monica Bellucci uno dei più bei ruoli della sua già lunga carriera. L’abbiamo incontrata a Roma e, come ogni volta, l’impatto con la sua luminosa bellezza è stato folgorante. Non credo di esagerare. «Ho accettato appena letta la sceneggiatura », ci racconta. «Mi attirava l’idea di interpretare un’attrice e madre e poter passare del glamour della star al dolore di una donna che per amore del figlio si spoglia della maschera della diva – una maschera che l’ha aiutata a nascondere le sue debolezze – per tornare a essere semplicemente una donna.  Abbandonata l’immagine che mostra di sé sulle copertine delle riviste, è forse per la prima volta in contatto con la sua anima ».

Lei non ha esitato a mostrarsi senza trucco, ha rinunciato a ogni vanità…

Io non sono mai stata fiera della mia bellezza perché è un dono, non ho fatto nulla per meritarla e posso solo ‘ringraziare’. Mi ha senz’altro aiutata nel mio lavoro ma struccarmi è solo un gesto superficiale, ho cercato di mostrare l’autenticità del dolore che può provare una madre. Io ho due figlie piccole, di undici e cinque anni. Posso gioire per altri due o tre anni prima che i problemi dell’adolescenza mi caschino addosso. È molto diverso avere un figlio maschio di venti. Per capire meglio, ho parlato con amiche che ne hanno. Ma so cosa vuol dire amare i propri figli.

Il film è stato presentato a Toronto e Montréal prima di giungere alla Festa del Cinema di Roma e ovunque la sua interpretazione è stata meritatamente molto apprezzata.

Ne sono felice ma mi sono limitata a fare quello che la sceneggiatura mi richiedeva. Il merito è di Edoin che l’ha scritta. Solo dopo aver accettato di lavorare con lui ho visto il suo primo film, Marécages, e ho ammirato, come in questo, la sua capacità di affrontare argomenti molto dolorosi con mano leggera. Questo contrasto è molto interessante. Ed è molto bravo con gli attori. L’importante per me è fare film che mi ispirino, mi facciano sentire viva. Come poi verranno recepiti è un’altra cosa. Che io non posso controllare.

Recentemente lei ha recitato in francese per Edoin, in inglese in Spectre di Sam Mendes e in serbo nel film di Emir Kusturica On the Milky Road che sta girando. Usare un’altra lingua può essere un ulteriore maschera per un attore, quasi una protezione?

Alcuni attori dicono di sentirsi più sicuri quando non recitano nella propria lingua. Io no, mi mette in uno stato di tensione. È più difficile, specie se devo usare una lingua che davvero non mi appartiene come il serbo. Ho sempre paura di sbagliare. Per me essere attrice non è mai una protezione ma una ‘esposizione’. Essere sotto le luci a un festival, o quando faccio interviste… Quando non lavoro, quando sono nell’ombra… quella è la mia protezione. È così che mi ricarico. Ne ho bisogno perché io sarei una persona molto privata e l’esposizione non mi appartiene molto.

Da molti anni vive in Francia, si sente ormai più francese?

Io mi sento italianissima. Giorni fa mi hanno chiesto come mi definirei. Non so definirmi ma di una cosa sono sicura: sono italiana.

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