BERLINO, GIORNO 3: GELO PER IL NUOVO “DIARIO DI UNA CAMERIERA”

Léa Seydoux
Léa Seydoux

Se il cielo sopra Berlino registra temperature sotto lo zero, il gelo si è impadronito anche del Palazzo del Cinema dopo la proiezione di Diario di una cameriera di Benoit Jaquot, con Léa Seydoux (che ha preso il posto di Marion Cotillard) e Vincent Lindon. Niente fischi – il pubblico della Berlinale è piuttosto composto e ben educato – ma una gran voglia di svignarsela, magari senza neanche passare dalla conferenza stampa disertata dalla stessa Seydoux, bloccata sul set di 007, in SPECTRE, dove sarà la nuova Bond Girl di Daniel Craig. Nel film di Jaquot, che riporta sullo schermo il romanzo di Mirbeau dopo Renoir e Buñuel, una giovane cameriera al servizio di una coppia male assortita nella provincia francese di inizio Novecento riscatta abusi e umiliazioni del passato derubando i padroni. Ma la polemica antiborghese non si accende mai e il film procede senza scosse fino al suo epilogo. Molti applausi invece per il piccolo, ma potente Ixcanul del guatemalteco Jayro Bustamante su una diciassettenne che sogna il mondo al di là del vulcano, ma vive immersa in un mondo ancestrale dove tradizioni e rituali si tramandano immutabili da madre in figlia, e Victoria del tedesco Sebastian Schipper che trascina lo spettatore nella drammatica notte di un gruppo di ventenni costretti a un atto criminale destinato a cambiare per sempre le loro vite.

Alessandra De Luca

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