“BETTER CALL SAUL”: A BERLINO LA SERIE SPIN-OFF DI “BREAKING BAD”

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Bob Odenkirk/Saul Goodman al Festival di Berlino

Questa 65ª edizione del Festival di Berlino, tra le ricche sezioni che la compongono e i nomi importanti che si sono susseguiti in questi giorni, da Terrence Malick a Wim Wenders passando per Ian McKellen e Nicole Kidman, ha anche proseguito la recente apertura dimostrata da altri festival, come Venezia e Roma, verso una realtà sempre più radicata e seguita come quella delle serie tv. Se il Lido ha ospitato l’anteprima di Olive Kitteridge e la Capitale quella di The Knick, Berlino non è stata da meno, presentando la serie più attesa di questa stagione televisiva: Better Call Saul.

Con un debutto sul piccolo schermo a stelle e strisce che ha registrato, durante la messa in onda della season premiere sul canale AMC, il più alto indice di ascolto per una tv via cavo, con una media di sette milioni di spettatori e ottime critiche di pubblico e addetti ai lavori, Better Call Saul, serie incentrata sulla figura dell’avvocato penalista Saul Goodman (Bob Odenkirk) e spin-off di Breaking Bad,entrambe creature di Vince Gillian, anche regista del primo episodio, si colloca temporalmente nel 2002, sette anni prima delle vicende raccontate nella serie incentrata sul professore di chimica Walter White (Bryan Cranston) che sfrutta le sue conoscenze nel campo per produrre metanfetamina purissima da vendere con il suo ex allievo e spacciatore Jesse Pinkman (Aaron Paul).

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Bob Odenkirk/Goodman con Mike Ehrmantraut (Jonathan Banks)

Better Call Saul, nei dieci episodi che compongono la prima stagione, non si limita a collocarsi nel magma grigio e spesso deludente delle serie collaterali di un grande successo ma gioca con i salti temporali, ponendosi, contemporaneamente, come prequel e sequel di Breaking Bad, chiamando a rapporto alcuni dei personaggi ricorrenti della serie, come l’investigatore privato e killer Mike Ehrmantrant, qui ancora impiegato del tribunale, o lo spacciatore del cartello messicano Tuco Salamanca. Una serie quindi che può tranquillamente essere seguita dai quei pochi che ancora non hanno visto Breaking Bad ma piena zeppa di citazioni, dettagli e atmosfere che faranno la gioia dei fedeli seguaci della serie ambientata in New Mexico.

bettercallsaulBetter Call Saul, dopo l’iniziale sequenza in bianco e nero che si ricollega all’ultimo contatto tra Goodman e Walt White in Breaking Bad e si colloca temporalmente dopo la sua conclusione, fa un salto indietro nel tempo e ci mostra l’avvocato penalista quando ancora si faceva chiamare Jimmy McGill e non era ancora diventato la star degli spot televisivi nei quali promuoveva la sua attività legale che gli farà difendere White e Pinkman nelle aule di tribunale. In perenni difficoltà economiche, con un ufficio minuscolo nel retrobottega di un salone per unghie dove le schiere di giovani estetiste asiatiche ascoltano Se bruciasse la città, datata hit di Massimo Ranieri, McGill/Goodman è un perfetto underdog, un perdente che vive di espedienti più o meno illeciti per sbarcare il lunario in attesa del cliente giusto ma finendo irrimediabilmente per incappare in qualche seccatura.

better-call-saul-nail-salonCon la sua fotografia carica dei colori sgargianti del New Mexico, ritratto di un’America meno patinata e ricca di quel melting pot culturale che incrocia tradizioni e realtà molto lontane tra di loro, Better Call Saul è, già dai suoi primi accenni, una serie destinata a replicare il successo di Breaking Bad grazie ad una scrittura minuziosamente perfetta, dove i personaggi e l’ambiente nel quale si muovono sono costruiti con dovizia di particolari e la linea narrativa gioca continuamente, mantenendo una simmetria da equilibrista. Etichettarla come un semplice spin-off è dunque quantomeno riduttivo se la si accosta a prodotti simili, nettamente più sbiaditi. 

Manuela Santacatterina

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