”BIANCONERI. JUVENTUS STORY”: TRA NY E TORINO, L’INTERVISTA AI REGISTI MARCO E MAURO LA VILLA

Foto dopo foto, intervista dopo intervista. Gol dopo gol. Un lavoro titanico, quasi impossibile da poter portare avanti. Eppure, con un pizzico di amore e passione, direttamente dalla città che non dorme mai – quindi lontana anni luce dalla compassata e quieta Torino –, due registi-gemelli, Mauro e Marco La Villa, sono riusciti nell’impresa di realizzare un documentario che, ne siamo sicuri, farà impazzire gli oltre 13 milioni (solo in Italia) di tifosi bianconeri, raccontando, anche per l’altra metà del cielo, un romanzo fatto di colpi di scena, di colpi ad effetto e pure di qualche colpo basso. Con un diretto da New York, i due registi italo-americani, hanno così plasmato Bianconeri. Juventus Story, docu-film che sarà in sala, grazie a Nexo Digital e Good Films, dal 10 al 12 ottobre (qui, le sale che ”ospiteranno” il film), accompagnato, in libreria, da un prezioso volume fotografico (edito da Rizzoli) con prefazione di Gianluigi Buffon e Lapo Elkann. E proprio loro, insieme agli altri membri della famiglia Agnelli, oltre che agli altri campioni, fanno da raccordo alle immagini e alla splendida colonna sonora (da Ennio Morricone a David Bowie!), trascinando lo spettatore in una storia in cui le emozioni sportive e la storia d’Italia si intrecciano. Ecco, nella nostra intervista, cosa ci hanno raccontato i due registi.

Come vi è scattata la scintilla di realizzare un documentario sulla Juventus?

Ci ha spinto la passione, come quella che aveva Giovanni Agnelli, tramandata da suo padre Edoardo. Per noi è stata la stessa cosa: cresciuti a pane e Juve, quando nostro papà è scomparso, lui, unico bianconero in una famiglia di tifosi del Napoli, abbiamo voluto fare qualcosa di speciale in suo onore. Da lì l’idea, poi ci sono voluti anni per raccogliere tutto il materiale.

Immagino che la produzione sia stata impegnativa.

Nessuna parte della produzione è stata facile, due anni di scrittura, tre anni di ricerca. Finite le interviste, girate tra il 2011 e 2013, siamo riusciti ad ottenere anche tanto materiale inedito.

Raccontatemi: come sono andate le interviste? Ci sono tutti i più grandi campioni.

(Ridono ndr.) Immagina due ”gobbi” di New York: non avremmo mai potuto immaginare di essere faccia a faccia con Platini o Buffon! Sono stati tutti fantastici, abbiamo voluto mettere al centro un racconto che portasse sullo schermo non la storia della Juve, ma la passione che la circonda. E la sua storia è piena di elementi che la contraddistinguono: vittorie, sconfitte, tragedie, gioie. Non c’è nessun’altra squadra così. Intervistando i membri della famiglia Agnelli abbiamo capito il loro amore: Lapo è per metà ultrà, il presidente Andrea è un uomo calmo ma pieno di idee, mentre John Elkann, che ricopre un ruolo delicato, ha mostrato una grinta incredibile. Gli abbiamo visto il fuoco negli occhi!

(continua dopo il trailer)

Come mai prima d’ora non era mai stato fatto un documentario così?

È una montagna da scalare, un Everest. Troppo da dire, troppo materiale. Stai toccando un vanto d’Italia, una delle famiglie più importanti del mondo. Insomma, un progetto delicato. Forse ci ha aiutato l’essere italiani ma residenti all’estero, riuscendo ad avere un occhio più obiettivo. Da fuori si capisce molto, crediamo che la combinazione ci abbia aiutato, passo dopo passo, auto-prodotto dalla nostra casa di produzione newyorkese. Ci abbiamo messo il bianco, il nero e tanto cuore.

Tra l’altro il docu-film è narrato da uno dei più grandi attori italiani: Giancarlo Giannini.

Quando raccontavamo alle persone il nostro progetto c’è stato un passaggio di voci, non conoscevamo nessuno nella Juve. Ci siamo arrivati grazie al passaparola, contattando così Giannini, per noi la voce adatta, lui che è tifoso solo della Nazionale!

Giannini e anche Ennio Morricone, tra le collaborazioni. Com’è andata con lui?

Le nostre due passioni sono la Juve e il cinema, che è il nostro mestiere del resto. Abbiamo pensato ad un collaboratore dei sogni, e non poteva che essere Ennio Morricone. Siamo arrivati a lui grazie a Fabrizio Giugiaro, juventino DOC. Ci ha invitato a casa, a Roma, gli abbiamo fatto vedere del materiale e, per nostro stupore, ci ha mostrato il suo studio, con gli Oscar, i premi. Ci saranno stati almeno due o tremila CD! Ci ha fatto ascoltare qualcosa e ha detto: ”Per il finale ho il brano giusto per voi: il tema de Gli Intoccabili. Che emozione la sua musica su quelle immagini.

La scelta musicale colpisce: addirittura brani di Umberto Tozzi e Loretta Goggi.

Umberto Tozzi lo abbiamo visto da piccoli, i suoi concerti in America ce li ricordiamo bene… Mentre la ”Maledetta Primavera” della Goggi era la canzone per eccellenza che si sentiva in America, la domenica, nella nostra famiglia italo-americana.

Ecco, com’è inteso, il calcio, in una città come New York City?

A New York c’è un piccolo, grande universo: racchiude tutti tifosi del mondo, dalla Seria A italiana alla Liga Spagnola. C’è un misto di persone che, così come in Italia, si ritrova nei bar a discutere di calcio.

E il cinema italiano contemporaneo, Oltre Oceano, come viene visto?

Quando pensiamo al cinema italiano di adesso lo paragoniamo sempre a quello passato: Fellini, Germi, Leone. Quello che notiamo è che oggi, un certo cinema, si avvicina troppo al linguaggio del piccolo schermo, mentre una volta eravamo i migliori nel raccontare le storie. Bisogna ritirarsi su al livello di narrazione. Con un passato del genere il paragone è inevitabile. Anche se, dall’America, vediamo che stanno spingendo di più sulle sceneggiature: per esempio in USA sono letteralmente impazziti per Gomorra. E questo ci fa piacere, in fondo il nostro sangue è italiano…

I vostri riferimenti cinematografici?

Otto e Mezzo è il nostro film preferito. Ma in generale tutto Fellini. Tra i contemporanei sicuramente Scorsese, De Palma, i Fratelli Coen, Paul Thomas Anderson. I loro film ti trasformano.

Dopo l’Italia, voi di New York, dove pensate di portare il vostro film?

Il nostro obiettivo è portare questa storia in giro per il mondo: partiamo dall’Italia, poi resto d’Europa, Asia e finiremo, speriamo, con un evento ad Hollywood, con protagonista Alex Del Piero. Speriamo di riuscirci…

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