CARTOLINE DAL TORINO FILM FESTIVAL

Tutti i titoli più interessanti, le sorprese e i film più attesi visti finora al Torino Film Festival

32mo Torino Film Festival: tantissima gente (tanto che ci sarebbe bisogno persino di più sale e di più proiezioni), meno carta (la crisi economica) e più online. E poi ospiti (molti e di livello), eventi, cinema passato, presente e… futuro. Siamo appena usciti dalla proiezione (affollatissima ovviamente) dell’ultimo Woody Allen, Magic in the Moonlight. Ne parleremo di più quando uscirà, intanto anticipiamo che è meglio dei suoi film turistici e peggio dei suoi film londinesi (Match Point e Scoop). Si sorride sempre, qualche volta si ride, straparlato, prevedibile e tenero come un bicchierino di rosolio, con morale solita e diffusa: “se la vita è priva di scopo, nondimeno non è priva di magia”.

Baal

In questi primi giorni non è l’unica anteprima di film in uscita. Prossimamente (giovedì) troverete sul nostro sito le recensioni di Ogni maledetto Natale e di Diplomacy, proiettato quest’ultimo alla presenza dello stesso regista Volker Schlondorff (Il tamburo di latta) che qui ha proposto anche un suo lontanissimo e praticamente mai visto film (del 1969!) un Baal da Brecht recitato nientemeno che da Rainer Werner Fassbinder. Berlino è decisamente uno dei centri motori di questa edizione, vedi anche la versione restaurata del capolavoro Il gabinetto del dottor Caligaris di Wiene e dell’ottimo poliziesco in concorso The Kings Surrender di Philipp Leinemann, poliziotti d’élite in delirio di onnipotenza e vendetta e criminalità giovanile urbana visti in parallelo. Teso come un action americano e benintenzionato come un dramma sociale teutonico.

Per ora il concorso (primi giorni) appare ricco e vario. Degni di nota (e siamo solo all’inizio) una bizzarra e barocca spy story scandinava, Gentlemen di Mikael Marcimain, con una impeccabile e clamorosa ricostruzione dei ’70 più hippie e alternativi, uno stilosissimo horror australiano (quest’anno il festival non lesina nel genere), The Babadook di Jennifer Kent, con madre vedova e figlio caratteriale a carico, più un babau di carta (all’inizio) nascosto in casa e l’italiano “N-Capace” di Eleonora Danco, “partorito” da un’autrice teatrale, protagonista un’anima in pena che interroga e si interroga, tra incontri e dialoghi, molto viscerale, molto impostato ma che sa disturbare e sorprendere.

Ripresi da altri festival e ospitati nelle collaterali, per ora ci hanno colpito, nella sezione Festa mobile, l’action politico survivalista 71 di Yann Demange, ambientato nella Belfast in guerra e divisa in due (anzi tre) con un soldato inglese alla prima missione disperso nei quartieri cattolici e che tutti o quasi vorrebbero morto, e soprattutto la classica lucidità di Mathieu Amalric che riprende un amarissimo noir di Simenon, La chambre bleue e lo riadatta al giorni nostri, in un’affascinante e coinvolgente operazione di flashback e svelamento di un delitto nella provincia francese.

Cold in July
Cold in July

Invece, nella sezione After Hours spiccano due pulp autorevoli e autorali per giovani cinefili. Ovvero un Sono Sion da un manga trasformato in un ossessivo musical rap fastosamente sanguinolento ed esagerato, Tokyo Tribe, e una versione cinematografica dallos crittore cult Joe Lansdale, Cold in July con Michael Hall (Dexter) padre di famiglia assassino per sbaglio/legittima difesa e poi coinvolto in un giro di crimini aberranti e giustizieri texani fai da te. La regia è del “grasso” Jim Mickle, a Torino omaggiato anche da un ciclo dei suoi horror eccentrici (da Mulberry St a We Are What We Are).

Massimo Lastrucci

– fine prima puntata… - 

 

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