CIAK BIZARRO! ISABELLE HUPPERT

DI MARCELLO GAROFALO

L’attesa cresce per la presentazione all’imminente Festival di Cannes del nuovo film di Paul Verhoeven con protagonista Isabelle Huppert, intitolato Elle e tratto dal romanzo Oh… di Philippe Djian. Si tratta di uno “psychothriller” che esplora dinamiche pericolose tra una donna d’affari e un uomo in maschera che l’aggredisce sessualmente proprio nella sua casa. Dal regista di Basic Instinct e da Isabelle Huppert, che fin dal suo primo film importante da protagonista, La merlettaia (Claude Goretta, 1976), non ha mai temuto il nudo integrale, è lecito attendersi “qualcosa di travolgente”.

Tra i quasi cento film interpretati dal 1971 ad oggi ce ne sono diversi in cui la Signora Huppert scivola nel territorio del “weirdo” e/o dell’erotismo “bizarro”. Per esempio, nel primo film “svizzero” di Jean-Luc Godard, Si salvi chi può (la vita) (1980), interpreta una ragazza di provincia che esercita la prostituzione da “indipendente” e resta coinvolta dai vari clienti in situazioni a dir poco “originali” come quella in cui è costretta ad ammainare le mutandine dinanzi a una fila di mucche. In Loulou (1980) di Maurice Pialat affronta disinvolta scene di sesso con Gerard Depardieu e Guy Marchand, e in Storia di Piera (1983) raccoglie l’invito di suo padre, interpretato da Marcello Mastroianni, a sollevarsi la gonna dinanzi a lui per dimostrare l’inutilità della biancheria intima.
In tempi più recenti è stata diretta anche dalla regina del cinema erotico francese Catherine Breillat in Abus de faiblesse (2014) e da Christophe Honoré che in Ma mère (2003) le ha regalato forse il ruolo più audace di sempre, quello di una madre che con l’aiuto dell’amante trascina il figlio (Louis Garrel) verso il sadomaso e l’incesto.

Huppert resta tra le poche attrici ad aver vinto più volte i maggiori premi di interpretazione nei principali festival mondiali, e come la sua collega Charlotte Rampling, tra le pochissime a poter interpretare scene scabrose e personaggi “borderline” pieni di nevrosi e di ossessioni senza mai precipitare in situazioni volgari o perdere un grammo della sua innata classe.
Alla giornalista Laura Putti che l’ha intervistata per il quotidiano La Repubblica (17 maggio 2014) ha detto: «Mestiere socialmente utile il cinema? Dipende. Utile a chi lo ama e utile per chi ci va ». Niente da eccepire.

Isabelle Huppert

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