DA “CITIZENFOUR” A “TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE”: GLI SCANDALI DELLA POLITICA AMERICANA AL CINEMA, TRA REALTÀ E FINZIONE

«Stiamo costruendo la più grande arma di oppressione della storia dell’umanità ». Lo afferma Edward Snowden, l’ex tecnico informatico della CIA che ha dato vita con le sue rivelazioni allo scandalo Datagate, in Citizenfour, il documentario premio Oscar 2015 diretto da Laura Poitras, e lo ha ribadito in questi giorni in Italia, ospite del Festival di giornalismo di Perugia, riferendosi all’ingerenza tentacolare dei governi nella privacy dei cittadini grazie al controllo dei dati personali da parte di organismi governativi preposti a salvaguardare la sicurezza del loro Paese ma che spesso sconfinano in un vero e proprio spionaggio di dati sensibili.

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Citizenfour

Citizenfour, ultima parte di una trilogia realizzata dalla regista e preceduta dalle pellicole My County My Country, incentrata sulla presenza americana in Iraq, e The Oath, concentrata a raccontare le atrocità di Guantanamo, non è un semplice documentario che descrive a posteriori degli avvenimenti presi in esame, ma è la storia stessa filmata nel momento in cui si concretizza, una fotografia senza filtri, ripresa nell’arco temporale di una settimana trascorsa al Mira Hotel di Hong King, delle conseguenze mediatico/giuridiche parallele alle dichiarazioni di uno Snowden ben consapevole dei rischi che correva ma determinato a far conoscere all’America e al mondo la menzogna che mostra tutti i limiti della nostra libertà di cittadini.

Proprio il lavoro della Poitras ha convinto l’ex analista della CIA a contattarla, insieme al giornalista del Guardian,Gleen Greenwald, nel gennaio del 2013, con delle mail crittografate firmate Citizen Four, per raccontare il vero volto della NSA (National Security Agency), organismo governativo che sulla carta dovrebbe proteggere la sicurezza del Paese insieme a CIA e FBI ma che nella realtà non si limita a monitorare soggetti rischiosi bensì anche semplici cittadini con il placido accordo delle grandi multinazionali telefoniche, tramite il PRISM, programma di sorveglianza elettronica attivo dal 2007. Queste rivelazioni hanno dato vita al Datagate, il più grande scandalo della presidenza di Barack Obama che ha cercato di giustificare questa massiccia intromissione del Governo nel privato dei suoi elettori come elemento significativo nella lotta contro il terrorismo e fondamentale contributo per sventare attentati. 

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Snowden

Tanto è forte l’impatto delle sue dichiarazioni sull’opinione pubblica che ben presto vedremo sul grande schermo Snowden, il film diretto da Oliver Stone e incentrato proprio nel raccontare questa pagina recente della storia americana, con Joseph Gordon-Levitt nei panni dell’ex tecnico della CIA, esattamente come Bill Condon ha fatto con il suo recente Il quinto potere, pellicola dedicata alla figura di Juliane Assange, giornalista e programmatore australiano che con Wikileaks ha messo in rete migliaia di documenti diplomatici statunitensi di natura confidenziale o secretata.

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Il presidente russo Petrov di House of Cards

La politica americana e i suoi scandali sono da sempre al centro del piccolo e del grande schermo con ricostruzioni basate su fatti realmente accaduti o sceneggiature verosimili ma frutto della fantasia di autori e registi. Di pari passo con progredire del ruolo centrale delle produzioni televisive anche le serie tv si sono presto accorte di questo potenziale narrativo, mutato di volta in volta al mutare stesso delle varie presidenze e legato idealmente da un filo rosso che collega The West Wing ad House of Cards, passando per prodotti eccellenti come Homeland ad altri meno impressivi con Scandal. Il punto in comune però è uno solo e sta proprio nella verosimiglianza e nei continui rimandi al reale nascosti dietro personaggi fittizi. È il caso recentissimo del Presidente russo Petrov con il quale si scontra il Frank Underwood di House of Cards, rimando non troppo velato a Vladimir Putin con tanto di cameo delle Pussy Riot in uno degli episodi più interessanti di questa terza stagione o ancora quello della minaccia terroristica e delle armi tecnologiche attuate per circoscriverlo messe in scena in Homeland, fino agli scandali interni alla Casa Bianca con riferimenti a brogli elettorali o relazioni extraconiugali in Scandal.

Tutti gli uomini del presidente
Tutti gli uomini del presidente

Il cinema ovviamente non è da meno ed è costellato di titoli, più o meno riusciti e di generi disparati, dalle commedie romantiche a pellicole demenziali passando per documentari e thriller, che raccontano la politica a stelle e strisce e i suoi scheletri nell’armadio. Il titolo più famoso e che sembra non sentire il peso degli anni è senza dubbio Tutti gli uomini del Presidente, pellicola diretta da Alan Pakula nel 1976 e basato sul libro omonimo di due reporter del Washington Post, Bob Woodward (Robert Redford) e Carl Bernstein (Dutin Hoffman), con il quale ricostruivano le tappe che avevano portato alle dimissioni dalla presidenza degli Stati Uniti d’America di Richard Nixon per impeachment dopo lo scoppio dello Scandalo Watergate. Il film riesce a catturare l’atmosfera concitata dell’inchiesta giornalistica che portò alla luce dell’opinione pubblica le intercettazioni illegali effettuate all’interno della sede ufficiale del Comitato Nazionale Democratico da parte di individui legati al Partito Repubblicano. Allo Scandalo Watergate sono poi legati i titoli di altre pellicole come Gli Intrighi del Potere di Oliver Stone, The Assassination di Niels Mueller e la ricostruzione della celebre intervista tra l’ex Presidente Nixon e il giornalista britannico David Frost, in Frost/Nixon: il duello di Ron Howard.

State of Play
State of Play

Tra i documentari denuncia di Michael Moore sull’ossessione per le armi da fuoco e la violenza che sfocia in massacri e la rete di legami tra la famiglia Bush e bin Laden rispettivamente in Bowling a Coloumbine e Fahrenheit 9/11, non solo fatti reali sono stati ricostruiti per il grande schermo. Da State of Play, thriller diretto da Kevin McDonald che unisce inchieste giornalistiche e corruzione politica, a Le Idi di Marzo, pellicola diretta da un George Clooney da sempre politicamente impegnato (Syriana, Good Night and Goog Luck), spaccato del rapporto tra stampa e politica all’interno delle campagne elettorali, passando per la ricostruzione fittizia del dietro le quinte della CIA in The Good Shepherd fino alla perfetta e più recente regia di Kathryn Bigelow con The Hurt Locker e Zero Dark Thirty con i quali racconta l’America post 11 settembre in Iraq e le pratiche illegali di tortura attuate nei confronti del nemico o presunto tale, il cinema ha sempre attinto alla politica per denunciare, sensibilizzare, omaggiare o schernire il suo stesso governo, contraddistinto da una narrazione politica potente, capace di reinventarsi rimanendo ancorata a codici immutabili (basti pensare alla campagna elettorale di Obama2008) ma anche ricco di contraddizioni per un Paese solito autodefinirsi «la culla della democrazia ».

Manuela Santacatterina

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