DAI RENDEZ-VOUS DI PARIGI, DUE FILM D’ATTUALITÀ: “TIMBUKTU” E “QU’EST-CE QU’ON FAIT AU BON DIEU?”

DI PIERA DETASSIS

rendez-vous-du-cinema-francais-a-paris-2015Ci sono quattro ragazzi, i generi del tradizionalista Christian Clavier, tutti di origine straniera: un mussulmano, un ebreo, un cinese, un cattolico africano. Papà Verneuil, il suocero, li vorrebbe morti, ma si commuove irresistibilmente, e noi con lui, quando cantano tutti insieme la Marsigliese. perchè sì, tutti loro vogliono solo una cosa, essere francesi. Il film è del 2014, la commedia più esportata di Francia, oltre sette milioni di spettatori in tutto il mondo, titolo in originale pieno di riverberi Qu’est-ce qu’on fait au Bon Dieu? (Che facciamo al buon Dio/ Che facciamo buon Dio?), prontamente annientato in italiano con il banale Non sposate le mie figlie (uscirà a febbraio). Visto da Parigi, dove ogni via è transennata, la calma è guardinga, appena un po’ velata di ansia e dovunque occhieggia la scritta Je suis Charlie, il film assume significati forse inaspettati persino dal regista Philippe de Chauveron: è la Francia dell’ospitalità e della convivenza, proprio quella ferita a sangue. I Rendez-vous with French Cinema, organizzati da Unifrance, l’organismo di promozione del cinema francese all’estero, arrivati alla 17a edizione, quest’anno, nonostante tutto, festeggiano: il cinema francese si vende quasi più all’estero che in patria, e l’esportazione è aumentata del 119% con 111 milioni di biglietti venduti fuori dai confini, soprattutto grazie alle fortune di Lucy di Luc Besson e del film di De Chauveron, ha dato una spinta anche al box office interno (+114%).

timbuktu-3La bellezza del cinema francese sta nella varietà di stili e mondi e nell’audacia di saper cogliere gli estremi, anche del male. Per questo sotto i riflettori di acquirenti e stampa in questi giorni è il meraviglioso film del maliano Abderrahmane Sissako, Timbuktu (candidato all’Oscar), ambientato nel Mali sotto l’occupazione jihadista, nell’avanzare della siccità che tutto ammazza, tra i vicoli di sabbia dove anche una sola nota di musica o un ricciolo scoperto portano alla lapidazione, nella follia quotidiana raccontata con genio fiabesco quanto brutale. E ispirandosi ad una vicenda vera, quella di Kidane e Satima, due pastori che vivono nelle tende con i figli finchè il loro mondo pacifico dovrà fare i conti con le leggi cambiate e l’arrivo del terrore. Il film, una coproduzione, presentato a Cannes 2014, fa molto molto male, soprattutto a noi occidentali. Come sottolinea il regista, «ero rimasto scosso dalla lapidazione di due giovani genitori di un piccolo villaggio, rei di non essere sposati. Il video della loro morte nel 2012 è stato diffuso su internet, ma siccome il Mali non è Damasco e non è l’ Iran, nessuno ne parla, nessuno ha raccontato l’agonia del mio paese. Faccio questo film per evitare che altri bimbi debbano scoprire che i loro genitori sono morti solo perchè colpevoli di amarsi ».

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