DANNY BOYLE: “STEVE JOBS HA MODELLATO IL NOSTRO MONDO”

Il regista Premio Oscar Danny Boyle ha raccontato a Ciak le sfide e le sorprese incontrate sul set di  Steve Jobs, la pellicola, in sala da domani, con la quale ha cercato di cogliere l’essenza del moderno Leonardo Da Vinci.

Danny Boyle e Aaron Sorkin
Danny Boyle e Aaron Sorkin sul set di Steve Jobs

Quando, lo scorso 14 gennaio, sono stare rivelate le candidature per le nominations agli Oscar 2016 tra i grandi assenti dimenticati dalla giuria dell’Academy il nome di Aaron Sorkin è subito apparso evidente. Già, perché una delle poche certezze che hanno accompagnato la produzione del film dedicato al fondatore delle Apple era la splendida sceneggiatura scritta da quella che, ad oggi, è una delle firme più rinomate e raffinate di Hollywood (su Ciak di gennaio trovate la nostra intervista). «Ha la reputazione di essere una persona difficile ed esigente che non accetta cambiamenti. Ma non è vero, è stato eccezionale » ci ha raccontato Danny Boyle durante la tappa romana di presentazione del film. Una pellicola che poco ha a che vedere con la struttura del biopic tradizionale, tripartita in atti dalle sfumature teatrali ed incentrati sul dietro le quinte di altrettante presentazioni dei prodotti (Macintosh 128K, NeXT Computer e iMac) che ne hanno alimentato il mito, senza però dimenticare i fallimenti e le zone d’ombra che lo hanno accompagnato. Â«È stata una sfida stimolante. Non mi ha preoccupato che sembrasse teatrale, anzi », continua Boyle, «ho lavorato in teatro e, pur essendo uno spettacolo dal vivo, c’è sempre una barriera tra la scena e chi guarda. Io volevo un film il più avvolgente possibile in modo che lo spettatore si trovasse lì con Steve e gli altri personaggi durante le loro battaglie verbali ».

Michael Fassbender
Michael Fassbender in Steve Jobs

Un film incentrato sulla figura di uno degli uomini più importanti del XXI, attorno al quale si muove un numero esiguo ma fondamentale di personaggi. Ad interpretare il CEO di Cupertino, dopo svariate ed illustri rinunce, – «il vero ostacolo è stata la vedova di Jobs, Laurence Powell. Contattava ogni attore che sceglievamo per persuaderlo a non partecipare »un incredibile Micheal Fassbender. Â«È un attore straordinario. Non ha semplicemente imparato la sceneggiatura, l’ha assorbita. Ogni giorno la leggeva ad alta voce, per tre o quattro volte, e continuava di notte mentre giravamo, imparando anche quelle degli altri. Ha usato un processo di osmosi per il ruolo » ci confida il regista, attualmente al lavoro sull’atteso sequel di Trainspotting. Un film verboso nel quale la scrittura di Sorkin risuona vibrante e che Boyle ha avuto l’intelligenza di valorizzare con una regia, brillante ma asciutta, costruita al servizio delle parola – «volevo che lo spettatore non fosse distratto da ciò che ritenevo il cuore dell’opera » – enfatizzando le ottime prove attoriale di Kate Winslet (fresca vincitrice di un Golden Globe per la sua interpretazione di Joanna Hoffman), Jeff Daniels e Seth Rogen che si aggiungono al già citato Fassbender, candidato per la seconda volta consecutiva agli Academy Awards dopo 12 anni schiavo di Steve McQueen.

Kate Winslet e Michael Fassbender
Kate Winslet e Michael Fassbender in Steve Jobs

Sia lo script che la regia poi non tentano di dare al pubblico un’immagine santificata del carismatico e controverso moderno Leonardo Da Vinci, quanto piuttosto cercare di ripercorrere le tappe fondamentali, personali e pubbliche, che hanno contribuito a renderlo l’uomo che ha cambiato il nostro modo di comunicare e di vivere, passando dal suo rapporto con la figlia Lisa agli scontri con John Sculley e Steve Wozniak. «Trovo straordinario che uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo abbia sempre avvertito l’abbandono dei suoi genitori biologici. Un dolore che forma la filosofia del suo essere », aggiunge Boyle, «si è sentito senza potere ed ha deciso di creare prodotti sui quali avere il controllo totale. Voleva che le persone amassero le sue invenzioni che rimandavano direttamente a lui. E gli abbiamo dato ragione. Mettiamo i nostri segreti in quei dispositivi, abbiamo incanalato quella forma di amore ».

Manuela Santacatterina

 

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