“EASY RIDER”: 5 MOTIVI PER (RI)VEDERLO

Easy Rider

Easy Rider, espressione gergale americana che vuol dire “l’uomo che sta con la prostituta”, è il provocatorio titolo del film di Dennis Hopper, metafora dell’opera stessa.
Due motociclisti, Wyatt (lo stesso Hopper) e Billy (Perter Fonda) – nomi che suggeriscono i due leggendari fuorilegge Wyatt Earp e Billy the Kid – intraprendono un viaggio attraverso l’America per arrivare al Mardi Gras di New Orleans. Godono di ogni aspetto del Paese, dai poetici paesaggi sconfinati sino alla sua parte più violenta e sopratutto bigotta.
I due antieroi lungo la strada incontrano personaggi insoliti, dall’hippy che li porta in una comune a George Hanson (Jack Nicholson), avvocato alcolizzato, che si aggrega a loro.

(Ri)vederlo è d’obbligo, ecco 5 buoni motivi per farlo!

1 LA MUSICA

La colonna sonora del film racchiude tracce azzeccate e significative soprattutto nel periodo in cui è stato girato. Una è Born to be wild di Steppenwolf, che sintetizza mirabilmente tutta l’anima dell’opera di Hopper. E soprattutto la mitica Ballad of Easy Rider scritta dal chitarrista e cantante dei The Byrds’ , Roger McGuinn.
Questa canzone, oltre ad essere eclettica e inquieta miscela di rock e folk, ha anche una storia singolare. Lo stesso artista ha raccontato durante un concerto: «Era un film sui motociclisti a basso budget. Peter Fonda andò a New York per vedere Bob Dylan, visionarono il film e Dylan scrisse alcuni versi su un tovagliolo di carta, poi lo diede a Fonda dicendogli: “McGuinn saprà cosa farci con questo” ».

Easy Rider

2 TRIP ON THE ROAD

La droga è uno dei punti focali del film. Uno sballo psichedelico prolungato che porta i protagonisti a indagare i grandi temi dell’universo racchiusi in un momento di assoluto abbandono, in contemplazione con se stessi e con il mondo circostante. Non sono i trip di film come Tarinspotting, cattivi ed arrabbiati, ma tranquilli e trascendentali, in un periodo storico di sovvertimento delle regole e anticonformismo. I più belli? Wyatt, Billy e George davanti al fuoco che parlano di extraterrestri provenienti da Venere e ovviamente quello provocato dall’LSD al carnevale di New Orleans. Una scena epica che sfrutta la sovrapposizione di immagini, voci, luci e colori creando un’atmosfera allucinata. Curiosità: Molti dei dialoghi furono improvvisati sul momento e si racconta che i protagonisti durante le registrazioni avessero davvero fatto uso di droghe.

Easy Rider

3 I CHOPPER: UN MITO

I chopper rappresentano un elemento fondamentale dell’intero film. Le moto sono molto spesso simbolo di opere on the road, basti pensare a I diari della motocicletta di Walter Salles, ma il chopper non è solo una moto, rappresenta un sogno tutto americano, un periodo, una generazione. È aggressiva e comoda, con una unga forcella anteriore, notevolmente inclinata e una sella bassa sul telaio.
Si può dare un valore monetario a un mito? Si. L’ Harley Davidson guidata da Peter Fonda nel film di Hopper è stata venduta all’asta per 1 milione 350 mila dollari.

Easy Rider

4 JACK NICHOLSON

Alcolizzato, espressivo, fantastico. Jack Nicholson interpreta George Hanson avvocato cialtrone e ubriacone, rampollo di una famiglia del luogo, che Wyatt e Billy conoscono in cella e decide di seguire i due nuovi amici verso la Louisiana. Per affrontare il viaggio l’unica cosa che gli serve è un casco, e c’è l’ha: è il suo elmetto da football. Nicholson rappresenta l’anello di congiunzione tra i bikers e l’America stessa. «L’americano crede fermamente nella libertà individuale ma ha paura dell’individuo libero », asserisce George, ed è proprio perché non riesce a staccarsi dai vincoli imposti dalla morale della società che cerca l’oblio in una bottiglia di Jim Beam. Il carisma e lo sguardo magnetico di Nicholson sono perfetti per un personaggio che dietro il ridicolo nasconde la sua complessità.

Easy Rider

5 UN VIAGGIO SENZA TEMPO

Già dai primissimi minuti si vede che il viaggio di Billy e Wyatt rappresenta il loro viscerale desiderio di libertà. Se Hopper l’avesse girato al giorno d’oggi i protagonisti probabilmente sarebbero andati alla stazione dei treni più vicina, avrebbero buttato il cellulare nel primo cestino e sarebbero partiti senza meta. Ma era il 1969 e lo smartphone ancora non esisteva. Quindi per prima cosa Wyatt getta l’orologio, simbolo del tempo scandito, di ritmi che ingabbiano l’uomo.
I paesaggi sconfinati del sud degli Stati Uniti, che diventano man mano più amari, fanno da sfondo a un’avventura che condurrà i protagonisti verso il loro tragico destino.

Easy Rider

 

Rudy Ciligot

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