Figlia mia, il giorno dell’Italia in concorso con Valeria Golino e Alba Rohrwacher

Alba Rohrwacher e Valeria Golino
Alba Rohrwacher e Valeria Golino

C’è un legame forte tra la Sardegna fotografata da Laura Bispuri in Figlia mia e i personaggi femminili del film, due madri che si contendono l’amore di una figlia. Ma anche tra l’isola e l’Albania di Vergine giurata, teatro di altre femminilità imperfette. Per la seconda volta in competizione al Festival di Berlino, la regista racconta l’estate di Vittoria, dieci anni, che un po’ per istinto, un po’ per caso, scopre di essere stata allevata da Tina, solida e amorevole, ma partorita da Angelica, fragile e dalla vita scombinata. Quando la bambina è nata le due donne avevano stretto un patto, ora però in frantumi, tanto che tra loro comincia un duello, come in un western, tra polvere, lacrime e cavalli. La bambina vivrà un’estate di domande, di paure, di scoperte, ma anche di avventure e di traguardi. Un’estate dopo la quale nulla sarà più come prima.

 

 

“La Sardegna è stata per me una scelta istintiva, ma poi vi ho trascorso molto tempo, esplorando il legame tra i miei personaggi e quei paesaggi disarmanti, prepotenti e malinconici. Le figure di due madri sono anche nel racconto biblico su re Salomone, e il film pone questioni antiche e domande contemporanee che rimettono in gioco anche il concetto di famiglia classica”.

“Quello di due donne che hanno entrambe il diritto di considerarsi madri della stessa bambina è un tema molto attuale – commenta la Golinoma al tempo stesso il cinema rivendica la libertà e la forza di andare oltre la cronaca, al di là di ciò che è giusto o sbagliato per il momento che stiamo vivendo. Il film è la storia di un percorso, di un cambiamento che porterà a una maggiore consapevolezza e non prende una posizione ideologica”.

“Quando Laura mi ha chiesto di essere Mark in Vergine giurata – ha detto la Rohrwacher, – ho pensato che attraversare quei territori sconosciuti per me sarebbe stato un verso azzardo, poi ho scoperto di poterlo fare. Questa volta è accaduta la stessa cosa con un personaggio ancora più lontano da me, e di nuovo Laura mi ha fatto scoprire di essere in grado di raccogliere la sfida”.

Sull’impegno a raccontare le donne, la Bispuri aggiunge: “Viviamo in un momento particolare che però non voglio strumentalizzare. Ma il mio percorso è da sempre legato alla scelta di valorizzare le donne. Lo considero un piccolo atto politico. Sono stufa di vedere al cinema donne banali, che aspettano a casa mariti e figli e voglio raccontare personaggi a tutto tondo, che non hanno paura di mostrare le proprie debolezze”.

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(foto di Pietro Coccia)

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