GENE WILDER E LA RISATA CHE NASCE DALL’ELEGANZA

Gene WilderCi sono diversi modi di essere comici. Si può puntare sulla battuta pesante o giocare su un fisico poco aggraziato, ad esempio. Jerome Silberman, più conosciuto come Gene Wilder, (derivato da Thornton Wilder, di cui amava Piccola città) aveva scelto quella dell’understatement. La risata la faceva nascere con eleganza, accompagnando le parole con uno sguardo ammiccante. Probabilmente perché si considerava più un attore drammatico che brillante e grazie ai corsi all’Actors Studio aveva imparato a dare il giusto risalto ai dialoghi. E non è un caso che tra i suoi primi lavori a teatro negli Anni Sessanta ci fosse Anna dei miracoli, dove conobbe Anne Bancroft, futura moglie di Mel Brooks, che sarebbe diventato il suo pigmalione al cinema.

Gene WilderBrooks colse immediatamente la potenzialità comica di Wilder, nascosta dietro quel viso da bambino sornione, gli occhi azzurri alla Paul Newman e una cascata di capelli biondi e ricci e gli promise che l’avrebbe chiamato non appena il suo progetto intitolato Primavera per Hitler si fosse concretizzato. Mantenne la parola nel 1967, quando il progetto diventò il film musicale Per favore, non toccate le vecchiette (titolo italiano memorabilmente stupido per The Producers), premiato con l’Oscar alla sceneggiatura. L’attore convinse tutti nel panni del timido, ma astuto contabile Leo Bloom, il suo primo ruolo da protagonista dopo una piccola apparizione, sempre nel 1967, in Gangster story di Arthur Penn.

Gene WilderPer venti anni e altrettanti film Wilder è andato affinando il suo stile di recitazione, affiancando il lavoro di attore a quello di regista e più recentemente di autore di libri. Nella prima veste memorabili i cult Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato di Mel Stuart (1971), in cui era un surreale produttore di dolci, e Frankenstein Junior (1974) di Mel Brooks, dove era il nipote ed emulo del folle barone creato dalla penna di Mary Shelley. Nella seconda Il fratello più furbo di Sherlock Holmes (1975), deliziosa parodia poliziesca, e la commedia La signora in rosso (1984), remake del francese Certi piccolissimi peccati di Yves Robert (1976), con Wilder a interpretare un padre di famiglia sconvolto dall’incontro con un’avvenente modella.

Gene WilderImportanti anche le collaborazioni con Richard Pryor (con cui non legò mai fuori dal set): su quattro film soprattutto i catastrofici Wagon-Lits con omicidi (1976) e Non guardarmi: non ti sento (1989), entrambi di Arthur Hiller. In questi anni in cui la comicità al cinema si è fatta più greve si sentiva già la mancanza di Wilder, ritiratosi da tempo e segnato dall’Alzheimer. A darci l’esempio da seguire per la mimica inimitabile, i tempi perfetti e l’eleganza nell’affrontare anche temi farseschi c’è l’episodio Cos’è la sodomia da Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso e non avete mai osato chiedere (1972) di Woody Allen. Solo Wilder, nei panni del dottor Ross, serio psichiatra che finisce a bere Woolite dopo essersi innamorato di una pecora poteva riuscire ad essere impagabile e tenero allo stesso tempo.