GIORNATA DELLA MEMORIA: 5 FILM PER NON DIMENTICARE L’OLOCAUSTO

Il 27 gennaio si celebra in tutto il mondo la Giornata della Memoria: ecco 5 titoli da rivedere per ricordare il dramma della Shoah

DI VALERIO GUSLANDI

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Una volta nella vita

Il modo migliore per evitare che fatti sconvolgenti del passato possano ripetersi è quello di tramandarne la memoria per le generazioni che verranno. Tra i tanti appuntamenti terribili che l’umanità ha avuto con la Storia, quello dell’Olocausto degli ebrei negli anni del nazifascismo e della Seconda Guerra Mondiale è certamente uno dei più scioccanti, per la carica di odio insensato e distruttivo che l’ha accompagnato. Uno sterminio quasi scientifico, perpetrato soprattutto nei famigerati campi di concentramento, che non ha fatto distinzione tra ricchi e poveri, uomini, donne e bambini. Dopo oltre 70 anni non abbiamo affatto imparato a essere tolleranti o a non odiare chi ci appare diverso, per ideologia, religione o colore della pelle, quasi che l’umanità abbia nel suo DNA un gene impazzito e perverso da cui non sappia rendersi immune. Ma come un medico che non si arrende di fronte alla malattia più ostinata anche noi continuiamo a impegnarci perché la memoria dell’Olocausto serva da monito e da riflessione.

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Il bambino con il pigiama a righe

Per questo nel 2005 l’ONU ha istituito ogni 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, la Giornata della Memoria. Il cinema ha raccontato il dramma degli ebrei in molti film che hanno toccato il cuore di chi li ha visti. Ne vogliamo proporre cinque, per noi più significativi, che abbiamo “fotografato” attraverso un’immagine-simbolo di ciascuno.

Cominciamo con un titolo che è in questi giorni nelle sale italiane: si tratta di Una volta nella vita di Marie-Castille Mention-Schaar. La pellicola è ispirata a una storia vera, quella di una coraggiosa insegnante che è riuscita a rendere unita e solidale una scolaresca di adolescenti pieni di rancori e frustrazioni, affidando loro il compito di svolgere una ricerca sull’Olocausto. L’immagine che racchiude il film è il momento del racconto in classe di un anziano sopravvissuto ai campi. È qui che i giovani comprendono il dramma di quella esperienza e diventano a loro volta dei testimoni.

La vita è bella
La vita è bella

Il film più famoso sul tema resta Schindler’s List (1993) di Steven Spielberg (7 Oscar tra cui film, regia e fotografia), tratto dal libro di Thomas Keneally e dedicato alla figura dell’imprenditore tedesco Oskar Schindler, che salvò dalla morte ad Auschwitz oltre mille ebrei. L’immagine che abbiamo fermato in questo caso è quella di una bambina col cappotto rosso (esistita nella realtà, si chiamava Roma Ligocka) che si stacca nel vivido bianco e nero della scena, emblema dell’innocenza travolta dalla follia nazista.

Sempre ragazzini sono i protagonisti di altre due pellicole: Il bambino con il pigiama a righe (2008) di Mark Herman e La vita è bella (1997) di (e con) Roberto Benigni, Oscar per il miglior film straniero e il miglior attore. La prima (dal libro di John Boyle) racconta di un piccolo tedesco, figlio di un ufficiale, che stringe un’impossibile, ma intensa amicizia con un suo coetaneo chiuso in un campo di concentramento. Quando i sentimenti sono autentici non esistono barriere e per questo la fotografia che associamo al film è quella dei due bambini divisi dal filo spinato, ma felici di giocare insieme. Del lavoro di Benigni invece ricordiamo la scena in cui il protagonista reinventa per il figlio le rigide regole di sopravvivenza annunciate da una delle guardie del campo, traducendole in un gioco in cui si vince un carro armato: un momento commovente e tenero al tempo stesso.

Il pianista
Il pianista

Decorato con l’Oscar (miglior regia, Adrien Brody come protagonista e sceneggiatura non originale) è infine anche Il pianista (2002) di Roman Polanski, dal romanzo autobiografico di Wladislaw Szpilman. Il film tocca le emozioni più profonde raccontando le peripezie di un musicista nella Varsavia sconvolta dalla guerra e dalle deportazioni. In questo caso la nostra foto del film ci mostra Szpilman scoperto da un ufficiale tedesco nella casa dove si è nascosto. Il militare, ammirato dalla bravura dell’uomo, decide di proteggerlo dai suoi compagni. Questo gesto ha portato a far rivalutare la figura dell’ufficiale nel 2008, su richiesta del figlio di Szpilman. E soprattutto rimane come un atto di pietà e umanità che riscatta idealmente tutto l’odio senza fine riversato su milioni di vittime innocenti.

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