I LUOGHI DELL’ANIMA DI WALTER VELTRONI: “QUANDO ANDARE AL CINEMA ERA UNA FESTA”

Uscire di casa, il buio della sala, la maschera che accompagna, la gente che fuma, poter rivedere il film: un rito che va scomparendo, ucciso dalle tante possibilità di fruizione che la tecnologia offre

DI WALTER VELTRONI

Nuovo Cinema ParadisoQuesta rubrica è dedicata ai film che ciascuno può possedere, o comunque rintracciare, perché sono in qualche posto: in una nuvola di I cloud, su un Dvd, in una pagina di YouTube, in una televisione on Demand, in un sito di streaming. Tutto, ovunque. Ma oggi, tu lettore, non pensare a questa facilità che, in fondo, rende tutto banale. Sappiamo di avere un film o di poter trovarlo con un click. Come se, nella semplicità dell’accesso, ci fosse una caduta di fascino, di mito, di epica. Per le generazioni precedenti il film aveva una sua magica stagione. Era molto peggio, culturalmente. La possibilità di reperire tutto di tutto ci rende onnipotenti anche dal punto di vista culturale. Abbiamo tante possibilità di ritrovare i segni del talento umano quanto nessuna generazione nella storia.

cinemaPerò per una sera, questa, quando prendete in mano Ciak, dopo averlo letto, non accendete né il computer né il televisore. Guardate di aver spento la luce, prendete le chiavi di casa e chiudete la porta dietro di voi. Stasera si va al cinema. Non importa a vedere cosa. La gioia deve essere il raggiungere una sala, vicina o lontana, vedere l’insegna, guardare l’orario, fare il biglietto scegliendo il proprio posto, che magnifico privilegio, ed entrare. Quando io ero ragazzo al cinema si andava senza sapere a che ora cominciava il film. Si entrava in un qualsiasi momento e poi lo si rivedeva. Se non ti era piaciuto si diceva, tornati al punto dal quale la visione era cominciata, «siamo arrivati qui » e si andava via. Altrimenti, se la storia ti aveva preso tanto, si rivedeva il film.

amelieLa gente fumava in sala e alla fine del primo tempo si aprivano le volte del soffitto per far uscire il fumo. Le sedie erano scomode in genere di legno. Esistevano il primo e il secondo tempo e il venditore di gelati e caramelle. C’era la maschera con una piccola luce che ti guidava al posto libero. C’erano i cinegiornali, stentorei o spiritosi, che precedevano il film. La gente si accalcava davanti alle porte chiuse prima dello spettacolo che iniziava la giornata. Era tutto scomodo, culturalmente discutibile, spesso un insulto alla purezza della filologia cinematografica. Però era così bello… Era una festa. Andare al cinema era più importante che vedere un film. Perché l’ingresso in quella sala, una volta spostata la tenda lisa, era un’emozione in sé. Perché si era sempre in tanti e si rideva, facilmente, e si piangeva, facilmente, insieme. Perché quel buio era un tempo senza limiti, perché quella porta era l’ingresso nel regno della fantasia e del sogno che solo in sala, e il lunedì e il martedì sui canali della Rai, si poteva incontrare.

shiningNon ho nostalgia, sono felice di poter ammirare i film di Kubrick e Fellini quando voglio. Ma quell’emozione, quella sensazione di vivere, con la possibilità di vedere quel fascio di luce, una esperienza forse irripetibile la ricordo con grande tenerezza. Stasera andate al cinema. E non accettate mai che una sala chiuda senza almeno provare dispiacere. È come un albero che cade. Meno ossigeno, per tutti.

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