I LUOGHI DELL’ANIMA DI WALTER VELTRONI: “UNA (A)NORMALE FAMIGLIA MODERNA”

Un film scritto benissimo, nel solco della migliore tradizione dei grandi sceneggiatori italiani, uno dei più belli degli ultimi anni. I nostri ragazzi, di Ivano De Matteo, è un racconto di assenze

i nostri ragazziCi sono dei film che, come direbbe una celebre rubrica di questo giornale, producono in chi li vede una specie di “colpo di fulmine”. Per me lo è stato un’opera che non avevo visto al momento della sua uscita e che ho recuperato, meraviglia della modernità, più avanti. Parlo di I nostri ragazzi di Ivano De Matteo, per me uno dei migliori film italiani degli ultimi anni. In primo luogo perché è scritto benissimo. Il che non sempre succede, per usare un eufemismo. Un buon film è in primo luogo un buon soggetto e poi una buona sceneggiatura. È difficile che si possa fare un buon film se non ci sono queste due condizioni di base. E quello di I nostri ragazzi è un copione scritto bene, con dialoghi colti e credibili, a dimostrazione che non è un ossimoro far convivere qualità e accessibilità popolare.

i nostri ragazzi Zavattini, Age e Scarpelli, Sonego, Suso Cecchi, Maccari, Flaiano, Guerra, Benvenuti e De Bernardi, solo per citarne alcuni, hanno “scritto” cinema che poi è diventato film meravigliosi. Alla base dell’opera di De Matteo c’è un testo suggestivo, La Cena di Koch, che ha costituito traccia per una storia di famiglie, di giovani, di caratteri. L’atmosfera del film è fredda, perché è la società contemporanea ad esserlo. Perché i sentimenti, le relazioni tra le persone, il concetto di giustizia si sono fatte più complesse, quasi inestricabili. In questa storia nulla è come appare e nessuno è come sembra. Tutti hanno qualcosa che li porta fuori da uno stereotipo. E non solo per il capovolgimento finale dei ruoli, ma perché davvero ciascuno è più di uno, come nella realtà, come nella vita vera. I ragazzi sono indifesi e cinici, smarriti e scaltri. Tutto insieme. I grandi sono perfetti e tarlati, sono sinceri e furbi, pieni di buoni principi e cattive pratiche. Tutto insieme.

i nostri ragazzi Il clima civile del film è quello della stazione finale, del capolinea. Ambienti borghesi attraversati da un deserto di senso, vite passate alla giornata, senza più un luogo dove andare, una meta che giustifichi il viaggio. Famiglie atomizzate e disperse. Il clima di Eyes Wide Shut, per capirsi. Roma nel film è una città buia, senza giorno, solo notte. Una città qualunque, un non luogo. I nostri ragazzi è una storia potente, che fa pensare, che non indulge a piacere o rassicurare. Mi ha fatto pensare a Olive Kitteridge, il film per la tv tratto dall’opera di Elizabeth Strout, un racconto straziante per il senso di solitudine che trasmette, per il vuoto che sembra attraversare vite vissute per spezzare il tempo.

i nostri ragazzi Storie di assenze. Di persone, di cose, di ragioni. Come certi quadri dell’arte contemporanea. Un taglio sulla tela, colori separati tra loro. Come a ricordare tutto quello che non c’è. Come un ghiacciaio che si ritira, un negozio che chiude, un parco chiuso. Vita, la più bella delle possibilità, trasformata in rimpianto, in rabbia, in delusione. I nostri ragazzi è più che un film. È un consiglio, un amichevole consiglio a non fare del tempo della vita una inutile noia.

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