IL “CINEMA DEL REALE” OGGI IN ITALIA: IL PUNTO COI GRANDI AUTORI ALL’APOLLO 11

Questa mattina nella sede romana dell’associazione Apollo 11 tanti grandi documentaristi si sono incontrati per dialogare sullo stato del doc italiano, sempre più premiato e amato anche dal grande pubblico, ma ancora “in minoranza” nel panorama cinematografico nazionale

Agostino Ferrente, Giacomo Ravesi, Mario Balsamo, Antonietta De Lillo, Goffredo Fofi
Agostino Ferrente, Giacomo Ravesi, Mario Balsamo, Antonietta De Lillo, Goffredo Fofi

Di “cinema del reale” oggi in Italia si parla spesso, grazie soprattutto agli exploit internazionali che hanno portato il documentario italiano alla ribalta internazionale e ad un pubblico sempre più vasto, come l’Orso d’Oro alla scorsa Berlinale a Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Ma c’è chi questo nostro prezioso “cinema del reale” lo difende e lo diffonde da più di undici anni, valorizzando il lavoro quotidiano di tanti eccezionali cineasti italiani: è l’associazione Apollo 11, che nella sua lunga attività ha incentivato la produzione e la distribuzione di documentari principalmente ma non solo italiani, fidelizzando spettatori sempre più consapevoli ed appassionati anche attraverso la rassegna di film documentari Racconti dal Vero, nata nel 2004 con una retrospettiva dedicata al grande Vittorio De Seta. E che, nel 2016, diventa a Roma una sorta di “rassegna permanente” da marzo a dicembre, curata da Giacomo Ravesi, con proiezioni e incontri con gli autori.

E attorno al documentario, alle sue potenzialità e al suo posto nel panorama cinematografico in un momento in cui sono sempre più le sale a rischio, si è tenuto stamattina proprio nella sede dell’Apollo 11 di Roma un dialogo tra alcuni dei più importanti – e pluripremiati – autori italiani come Daniele Vicari, Costanza Quatriglio, Antonietta De Lillo, Andrea Segre, Gianfranco Pannone, Agostino Ferrente, Piero Marcello, Mario Balsamo.

Daniele Vicari
Daniele Vicari

«Noi supportiamo quel cinema che gli altri non ritengono degno di essere supportato », ha dichiarato Agostino Ferrente, regista, fondatore e Presidente di Apollo 11. L’idea dell’Apollo 11, infatti, nasce dall’esigenza da parte di un gruppo di operatori culturali attenti a sensibili ai cambiamenti socio-culturali, «di vedere proiettati a Roma sul grande schermo dei film più coraggiosi, capaci di parlare del mondo di oggi ». Non solo quindi cinema del reale o i cosiddetti “documentari”, la cui definizione è, forse, un po’ limitativa al giorno d’oggi, come ha fatto notare Goffredo Fofi sottolineando la necessità di «trovare una nuova definizione per questo cinema », ricordando che negli anni ’60, si utilizzava l’espressione “cinema parallelo” per riferirsi ad un’idea di cinema diversa da quella più “popolare” ma non per questo meno incisiva. «Oggi, invece, la situazione è un po’ rovesciata. C’è un cinema del conforme, estremamente povero da un punto di vista artistico, dominato dal circuito del denaro. Poi, però, c’è anche un cinema parallelo, appunto, che osa di più. Dovremmo ribaltare la situazione. Dobbiamo essere estremamente orgogliosi di questo cinema parallelo, che è il vero cinema, un cinema libero ».

Per Daniele Vicari il solo circuito cinematografico all’interno del quale si è davvero sperimentato negli ultimi anni è proprio il documentario, dove quasi tutti i generi sono rappresentati. E così la pensa anche Costanza Quatriglio che ha descritto il documentario come «la linfa vitale del cinema italiano degli ultimi anni ». Un cinema che ogni giorno acquista sempre più forza proprio grazie al lavoro di strutture come l’Apollo 11: «Prima noi cineasti del reale eravamo di contrabbando, ora sembriamo legalizzati anche se in modica quantità… ». Una minoranza, quella dei documentaristi, che per qualcuno deve rimanere tale come per Pietro Marcello, che ci ricorda che essere minoritari delle volte può essere bello, e per chi, invece, è fortemente contrario come Vicari che insiste sull’esigenza di andare oltre questa ‘tendenza minoritaria’.

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