IL DISCO: UN RAGAZZO D’ORO

CD_Un ragazzo d'oroChe Pupi Avati tenga molto alle colonne sonore dei suoi film è cosa piuttosto nota, basti ripensare non solo alla sua prima band jazz – la Doctor Dixie Jazz Band in cui militò dal 1959 al 1962 – ma soprattutto agli score di film come La casa delle finestre che ridono (firmato da Amedeo Tommasi), Bix (dedicato al grande trombettista americano Bix Beiderbecke), Festival (di Pino Donaggio) e ai molti lavori scritti assieme al socio Riz Ortolani per pellicole come Regalo di Natale e Magnificat, senza dimenticare quello che scrisse Lucio Dalla per Il cuore grande delle ragazze. Per il nuovo film, Un ragazzo d’oro, con la strana coppia Riccardo Scamarcio e Sharon Stone, il regista bolognese ha voluto fare una scelta azzardata quanto efficace: convocare in studio Raphael Gualazzi – cantante e pianista visto anche a Sanremo qualche mese fa assieme a Bloody Beetroots – e affidare a lui lo score, consapevole del fatto che un musicista fuori dall’ambito cinematografico potesse portare uno sguardo sonoro diverso dal solito. Aveva ragione.

IL RISULTATO Nove tracce, alcuni contributi d’eccezione come quello di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Erica Mou e lo stesso Sir Bob Cornelius Rifo alias Bloody Beetroots per un disco che, sebbene sia la prima colonna sonora scritta dal musicista marchigiano, convince subito al primo ascolto, e non solo per le tre versioni del tema portante – la bella ballata Time For My Prayers – ma soprattutto per i brani per solo pianoforte, tappeti accompagnati da contrabbasso e archi che rimandano tanto a Michael Nyman quanto ad alcune cose di Maurice Jarre.

 

W_2_foto_203028_imagePERCHÉ ASCOLTARLO Perché è un disco che regge bene da solo anche senza il supporto delle immagini e perché lascia intravedere un nuovo, inatteso, futuro per uno dei migliori talenti della scena italiana. Non sarebbe la prima volta che Avati lancia un talento jazz: a inizio carriera fece lo stesso con il pianista triestino Amedeo Tommasi che firmò quasi tutti i suoi film degli anni Settanta nonostante venisse da un ambito completamente diverso.

IL BRANO Time For My Prayers

 

 

 Andrea Morandi 

 

 

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