IL LATO IMPEGNATO DI SEAN PENN

Un dramma umanitario ambientato in Liberia dal bad boy di Hollywood non ce lo aspettavamo. O forse sì, considerati i suoi lavori da regista, Sean Penn è piuttosto attratto dai conflitti morali e politici, dalle crepe nell’umanità che guarda con empatia, i dilemmi universali. Il regista e l’attore non sempre coincidono in Sean Penn. Con Charlize Theron, Javier Bardem e Adèle Exarchopoulos, l’attrice di La vita d’Adele, il regista californiano arriva oggi a Cannes per presentare il suo ultimo lungometraggio, The Last Face. Dopo quindici anni da La promessa e nove da Into the Wild, Sean Penn torna in competizione. 

THE LAST FACE Ambientato in Liberia, ma girato in Sud Africa, The Last Face racconta la storia d’amore tra la direttrice di un’organizzazione internazionale di aiuti umanitari e il medico Miguel Leon. Entrambi si dedicano anima e corpo alla loro missione, ma sono profondamente divisi sulle politiche da adottare per tentare di gestire il conflitto che dilania il Paese. Così dovranno sormontare i problemi e i disordini che gravano sulla Liberia anche a costo di vedere il loro amore incrinarsi. La coppia Bardem-Theron torna insieme sul red carpet dopo la scorsa edizione in cui lui aveva accompagnato lei al Marché di Mad Max: Fury Road. Ma i fischi accompagnano la proiezione.

IL REGISTA Il quinto film di Sean Penn non sembra avere lo stesso successo dell’ultimo Into the Wild (2007) e neanche del primo, Lupo solitario (1991), che segnò il suo debutto alla regia. Ispirato alla canzone di Bruce Springsteen, Highway Patrolman, dell’album Nebraska del 1982, il film presentato alla Quinzaine des réalisateurs fu molto apprezzato dalla critica che immaginava la sua lunga carriera dietro la macchina da presa. Allora decise di passare al thriller, ma invano. Dopo quattro anni uscì Tre giorni per la verità, una storia di vendetta in cui un padre, interpretato da Jack Nicholson, decide di prendersela con l’uomo che ha investito e ucciso sua figlia. Lo scorcio di umanità rinchiusa nel quotidiano in cerca di un posto nella società, nonostante attori come Anjelica Huston, Robin Wright et David Morse, fu un flop commerciale. Nonostante la delusione, Sean Penn si è lanciato poi in un polar, sempre con Jack Nicholson La promessa, arrivando per la prima volta a Cannes. Jack Nicholson, un detective che intraprende un’ultima inchiesta prima di andare in pensione, è di nuovo l’ancora di salvezza di Sean Penn, ma il film fu un altro flop in sala. 

LE TERRE SELVAGGE DI SEAN Poi è arrivato Into the wild, e finalmente abbiamo riconosciuto il talento del regista che avevamo intravisto nel primo film. Come il suo protagonista, Christopher McCandless, Sean Penn si allontana da Hollywood e realizza un film intimo sulle avventure di un ragazzo che dopo la laurea parte per un viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino alle sconfinate terre dell’Alaska. L’attore Emile Hirsch assomiglia a un giovane Sean Penn istintivo ed emotivo allo stesso tempo che rivela un nuovo volto del regista, conquistando critica e pubblico. 

L’ATTORE Sean Penn ci aveva già stupiti come attore di Milk (2008) di Gus Van Sant, per cui ha vinto l’Oscar, o del film di Paolo Sorrentino, This must be the place (2011). Come Harvey Milk, Sean Penn si immedesima nella vera storia del primo gay ad aver raggiunto una carica pubblica negli Stati Uniti. Per Sorrentino invece, diventa Cheyenne, una ex rockstar alla ricerca dell’uomo che umiliò suo padre nel campo di concentramento in cui era stato deportato. È passato del tempo dai Bad Boys di Rick Rosenthal in cui l’attore era un teppista irlandese di 16 anni a Chicago, o da Vittime di Guerra di Brian De Palma in cui Sean Penn era lo psicopatico sergente Tony Meserve. 

Libero, trasformista, Sean Penn sa sorprendere in questo viaggio alla ricerca di sé che porta avanti attraverso i personaggi che interpreta e i film che dirige. «E tu sei qui vicino a me/Amo lo scorrere del tempo/Mai per denaro/ Sempre per amore/Copriti ed augura la buonanotte/ Casa- è dove voglio essere/Ma mi sa che ci sono già/ Vengo a casa-lei ha sollevato le ali/Sento che questo dovrebbe essere il posto». Le parole della canzone This must be the place dei Talking Heads che risuonano nell’omonimo film di Sorrentino sembrano accompagnare la sua carriera. Nel viaggio che si riempie di paesaggi d’atmosfera e tracce di lirismo Sean Penn mantiene quello sguardo di empatia sulle falle dell’uomo che era proprio di Nick Cassavetes, il regista che lo scelse per She’s So Lovely (1997). Quell’anno l’attore californiano vinse la Palma d’Oro a Cannes. Il viaggio all’interno delle anime tormentate è in fondo il sottile fil rouge tra i due volti di Sean Penn, l’attore due volte premio Oscar che ancora attende il suo match point da regista. 

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