IL LATO NASCOSTO DI MR. SPOCK

Trieste Science+Fiction Festival omaggia Star Trek, più che una serie culto, un’icona dell’immaginario pop che ha valicato i confini della fantascienza. Lo fa ricordando l’uomo che ha interpretato il personaggio simbolo della serie: Leonard Nimoy, ovvero Mr. Spock, il vulcaniano iperrazionale dalle orecchie a punta.

For the Love of Spock si intitola l’impeccabile bio-pic che il figlio Adam, a sua volta regista di fortunate serie Tv (NYPD Blue, Ally McBeal, Una mamma per amica) e docente di cinema, ha pensato e diretto: “Nell’ottobre del 2014, parlai a mio padre della possibilità di collaborare a un documentario su Mr. Spock. Il 50mo anniversario della Serie Classica era dietro l’angolo. Lui mi disse subito di sì”. Ora Leonard Nimoy non c’è più, scomparso nel febbraio del 2015, ma il film ce lo riporta a figura intera, virtù e qualche difetto compresi, accompagnato dalle dichiarazioni e gli aneddoti di tanti attori, registi, produttori e personaggi che l’anno accompagnato nella sua meravigliosa avventura (ci sono tutti, nessuno si è sottratto e anche per questo il film appare ricco e commovente).

“Era un uomo del Rinascimento”, così lo descrive Adam, riferendosi alla versatilità della sua personalità, riferendosi alla versatilità della sua personalità (è stato attore, regista, cantante, scrittore, poeta, ma anche venditore di elettrodomestici, aggiustatore di acquari, taxista, muratore). Sul set era un compagnone, collaborativo nei rapporti con colleghi, registi e produttori, ma anche estremamente serio sino allo scrupolo. Moltissime sono le idee che lui ha dato al personaggio Spock, a partire dal saluto a dita divaricate (“lo vidi sbirciando da ragazzino in sinagoga, è il simbolo della lettera Sh, l’iniziale del nome di Dio”), dal senso dell’umorismo e la passionalità repressa del carattere apparentemente distaccato del vulcaniano (“il segreto è che non bisognava recitare l’assenza di sentimenti, ma, al contrario, il loro controllo”), dal “colpo maledetto” a due dita sulla clavicola dei malcapitati a farli svenire, sino alla formula di saluto vulcaniana ora proverbiale (“La vita è come un giardino: i momenti perfetti possono essere vissuti, ma non conservati, tranne attraverso i ricordi. Lunga vita e prosperità”). Divertenti poi gli aneddoti che ripercorre, dalla difficoltà di far costruire delle orecchie che non sembrassero posticce, al primo episodio pilota girato e poi rifatto con tutti gli attori cambiati tranne lui, allo scandalo (relativo) suscitato dal suo aspetto, giudicato “satanico” da alcune comunità ultrareligiose nel sud degli States.

L’interesse del documentario sta anche poi nel fatto che il giovane Nimoy (cresciuto nei turbolenti ’70, va detto) non nasconde i contrasti avuti col padre, nati probabilmente dalla lunga assenza per lavoro di questi, dal suo stare concentrato sui suoi personaggi, della sua attenzione verso il pubblico dei fan a scapito dei suoi famigliari. Ci fu un lungo periodo di estraneità reciproca interrotto solo in età avanzata, con la morte della seconda moglie di Adam (e l’alcool filtrato magari in funzione anti-stress da ambo le parti non ha certo aiutato a limare i caratteri in conflitti). Con la vecchiaia, Nimoy padre – che ricordiamolo, professionalmente è stato anche interprete teatrale di grande talento nonché regista di alcuni successi miliardari, da Star Trek 2 e 3 a Tre uomini e un bebè – e Nimoy figlio si sono riconciliati, sino a ricreare, con sorelle, parenti acquisiti, nipotini una grande famiglia in cui Leonard si muoveva da patriarca. E quando i suoi tantissimi colleghi interpellati hanno dovuto scegliere dei sostantivi che lo rappresentassero, i più frequenti sono stati “integrità”, “rispetto”, “talento”, ma anche “amore” (nel ricordo commosso di William Shatner/Kirk a cui si è aggregato anche quello del suo erede di Spock, Zachary Quinto).

In conclusione, al di là dell’icona pop, Leonard Nimoy è stata una personalità ricca e viva, rispettata e benvoluta da tutti coloro che l’hanno conosciuto. Per cui si merita davvero e in toto una “lunga vita e prosperità”, ovunque il suo spirito ora sia.

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